La Verità. Macron vuole l’esercito Ue contro gli Usa?

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Decisamente un momentaccio per Emmanuel Macron. Da una parte, il Financial Times rilancia la notizia (la Verità, come ricorderete, l’aveva già data la scorsa settimana con grande evidenza, unica tra i giornali italiani) del presunto esaurimento nervoso del Presidente francese. Dall’altra, la protesta furiosa – in patria – di automobilisti e autotrasportatori per l’aumento della tassazione del carburante, con la minaccia di un superblocco del traffico in tutta la Francia il prossimo 17 novembre. E ora una surreale gaffe di politica internazionale, con l’evocazione macroniana di un “vero esercito europeo” come strumento per proteggere il Continente anche dall’America, incredibilmente presentata dall’inquilino dell’Eliseo come una minaccia geopolitica.

A rendere tutto più grottesco, due elementi. Per un verso, il fatto che Macron abbia equiparato gli Stati Uniti alla Russia e alla Cina: nel caso dell’America (bontà sua), Macron non l’ha citata come un avversario geopolitico, ma per le eventuali “conseguenze sulla pace delle sue politiche”. Immaginate con che facce lo guarderanno Vladimir Putin e soprattutto Donald Trump, attesi domenica prossima a Parigi per le celebrazioni del centesimo anniversario della fine della Prima Guerra Mondiale.

L’altro tocco di grottesco deriva proprio dal fatto che siamo nel cuore delle commemorazioni della Grande Guerra (ieri Macron era a Verdun, sede di una battaglia leggendaria): e l’idea di attaccare gli Stati Uniti, il cui ruolo fu assolutamente importante per la vittoria finale nel 1918, dà veramente la sensazione di un Presidente francese confuso, spaesato, senza bussola.

Gaffe a parte, anche la sostanza della proposta di Macron (cioè l’idea in sé di un esercito comune) ha incontrato la freddezza dei partner europei: Ursula von Leyen, la ministra tedesca della Difesa, ha commentato seccamente che non si tratta di “un progetto immediato per domani”. E lo stesso portavoce della commissione Ue, Margaritis Schinas, ha insistito sulla gradualità dell’azione comune in materia militare, precisando comunque che “non si comincerà da un esercito europeo”. Una chiara doppia presa di distanze.

In ogni caso, la sortita di Macron, potrà solo peggiorare l’opinione su di lui di Trump: già Washington sollecitava maggiori contributi dei Paesi Ue alla Nato (il famoso obiettivo del 2% del Pil da destinare alle spese per la difesa è tuttora un target lontanissimo per molte capitali europei), ma ora sentir parlare di progetti alternativi sa di provocazione.

Il progetto Macron appare infatti discutibile almeno per tre ragioni. Una prima volta, perché sembra delineare un posizionamento geopolitico europeo “terzo” tra l’America e i giganti asiatici, ponendo Washington sullo stesso piano di Pechino, e marcando una curiosa equidistanza europea tra Occidente e Oriente..

Una seconda volta, perché questo strumento militare Ue diverrebbe concorrenziale (e perfino ostile, se questo è l’approccio) alla Nato, cioè al tradizionale ombrello difensivo occidentale.

E una terza volta, perché un corpo militare europeo presupporrebbe anche una politica estera comune della quale mettersi al servizio. E perché mai gli odiati (da Macron) populisti di Roma, Varsavia, Praga, Budapest, o anche i duri conservatori di Vienna, solo per fare degli esempi, dovrebbero fornire uomini e mezzi per consentire a Parigi queste sortite anti-Washington e anti-Nato, o per facilitare gli ambiziosi progetti di egemonia francese in svariati teatri geopolitici?

 

Daniele Capezzone

 

 

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