La Verità. Se il NYT esagera su Trump e i trans.

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Siamo alle solite. Siccome ieri il New York Times, come fa ossessivamente ogni giorno, ha spiegato che Donald Trump è un mostro, da ventiquattr’ore i mainstream media italiani ripetono a pappagallo la stessa versione. Titolo choc: “Per Trump i trans non esistono”. E giù valanghe di commenti sui social network per certificare quanto The Donald sia l’incarnazione del male.

 

In realtà le cose sono un po’ più complesse. Intanto, da parte dell’Amministrazione Trump non c’è ancora stato alcun provvedimento: ma un giornale ostile come il New York Times anticipa ed estremizza i contenuti (tutti da verificare) di un intervento futuro, sulla base di un “memo” (cioè di un puro e semplice appunto, di una nota) ottenuto dal NYT, che peraltro non indica fonti.

 

E di che si tratterebbe? Di una presunta volontà dell’Amministrazione repubblicana di modificare il Titolo IX delle norme federali sui diritti civili, cioè il corpus di leggi che vietano la discriminazione di genere in programmi educativi finanziati con il denaro pubblico. Confermando il no alle discriminazioni, l’Amministrazione Trump vorrebbe rendere meno mutevole, meno cangiante, la definizione legale di “genere” in quel contesto normativo, adottando un criterio univoco: prendere come riferimento la base biologica e il sesso indicato nel certificato di nascita.

 

Si può naturalmente dissentire, ma da qui a titolare che Trump “cancella l’esistenza delle persone trasgender” il salto logico è evidente.

 

Vanno peraltro ricordate due cose. La prima: questo apparato normativo era stato fortemente ritoccato dall’Amministrazione Obama, che aveva fatto prevalere l’indicazione attuale della persona interessata rispetto ai dati biologici di partenza, con mesi e mesi di dibattiti (non sempre di alto livello) sul tema della scelta del bagno nei locali pubblici da parte delle persone transgender, trasformando una questione che non era mai stata oggetto di particolari rivendicazioni in una specie di crociata ideologica. Secondo aspetto: tutta una serie di programmi di assistenza erano stati in questo modo allargati a dismisura. Era dunque prevedibile che un’altra Amministrazione potesse optare per una verifica, perché da anni hanno finito per usufruire di protezioni legate ai diritti civili anche soggetti che non ne avrebbero avuto titolo.

 

Un fatto eloquente è che, dinanzi a una semplice indiscrezione, il NYT sia andato interpellare la responsabile del Dipartimento per i diritti civili dell’Amministrazione Obama, la quale ha prevedibilmente sparato a zero contro gli avversari, a pochi giorni dalle elezioni di medio termine. Insomma, anche una polemica elettorale.

 

Il tema è comunque rovente, non solo negli Usa. Due anni fa, in Inghilterra, lo scrittore Ian Mc Ewan (oggi celebrato dai media europei solo perché contrario a Brexit) fu aggredito per settimane avendo detto in una conferenza: “Chiamatemi antiquato, ma tendo a pensare che se uno ha un pene sia un maschio”. Poi, richiesto di articolare il concetto, fece un’osservazione più profonda, dicendo che alcuni sostenitori dei diritti civili rischiano di considerare le nozioni di sesso e genere come articoli che si “prendono” dallo scaffale di un supermercato. Anche qui, si può essere più o meno d’accordo: ma Mc Ewan fu linciato senza pietà da molti cosiddetti progressisti.

 

Forse la sinistra di mezzo mondo farebbe bene a rileggere alcune pagine di oltre quarant’anni fa di Pier Paolo Pasolini, non certo sospettabile di volontà discriminatorie verso chicchessia, dedicate al rischio di trasformare i diritti civili dal positivo riconoscimento delle diversità esistenti in una conformistica imposizione di un’uniformità, di un’omologazione. Per molte ragioni, allora fu aggredito da destra: oggi sarebbe molto probabilmente lapidato e scomunicato da sinistra.

 

Daniele Capezzone

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