La Verità. Le ultime di Oettinger e Moscovici

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Ve lo ricordate Gunther Oettinger? E’ l’arcigno commissario Ue tedesco, compagno di partito di Angela Merkel, che a maggio scorso, evidentemente insoddisfatto dei risultati del 4 marzo, si era espresso così: “La prossima volta i mercati insegneranno agli italiani a votare”. Un sincero democratico, insomma: gli elettori votano, e poi qualcun altro stabilisce se hanno votato bene o no.

 

E ve lo ricordate lo Spiegel? E’ il settimanale tedesco che, la scorsa primavera, prima ci ha dato degli “scrocconi” (a noi, a un Paese fondatore dell’Ue, a un contribuente netto, cioè a uno Stato che dà all’Unione più di quanto prenda), e poi ha pubblicato in copertina una vignetta con uno spaghetto annodato come un cappio, con l’affettuoso titolo “Ciao amore! L’Italia si autodistrugge e trascina l’Europa con sé”.

 

Ecco, ora unite i due ricordi: nel senso che ieri Oettinger ha dato un’intervista allo Spiegel online, sostenendo che la Commissione Ue respingerà la legge di bilancio italiana. E lo Spiegel ha aggiunto che una lettera del commissario Pierre Moscovici dovrebbe arrivare a Roma giovedì o venerdì.

 

Tutto questo a Borse aperte, con inevitabile salita dello spread nel primo pomeriggio. Un paio d’ore dopo, a sasso tirato, Oettinger ha cercato di nascondere la mano, e ha diffuso una mezza (e patetica) smentita precisando di non aver detto che una decisione della Commissione ci sia già stata, ma che la sua è un’opinione: “E’ mia personale opinione che, sulla base delle cifre, è molto probabile che dovremo chiedere all’Italia di correggere la manovra. Nei prossimi due giorni ci saranno ulteriori colloqui informali con il Governo italiano per trovare una soluzione e assicurare che gli impegni presi siano rispettati. La Commissione dovrà esprimere un giudizio formale sulla legge di bilancio entro due settimane”. Traduzione: non abbiamo già deciso di bocciarvi, ma io penso che sia probabile che lo faremo, e nel frattempo vi facciamo ballare sui mercati.

 

Ricapitoliamo: il governo di uno Stato membro invia la legge di bilancio lunedì notte (entro il termine stabilito del 15 ottobre); non c’è ancora stata nessuna riunione della Commissione; eppure già ieri arriva un preannuncio di reiezione. Tutto questo dopo settimane di insulti (sempre a Borse aperte) di Jean Claude Juncker, Pierre Moscovici, Jyrki Katainen, tutti commissari Ue in articulo mortis, potenziali disoccupati dal 26 maggio prossimo, privi di qualunque legittimazione politica. La sensazione è che davvero gli attuali membri della Commissione abbiano deciso di agire da pasdaran, per non dire da agenti provocatori, per creare incidenti sui mercati, e per rendere drammatici i giorni in cui Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch dovranno ridare il loro rating sui titoli italiani.

 

La cosa che rende ancora più grave il comportamento dei membri uscenti della Commissione è che – di fatto – stiano parlando solo a nome di se stessi. Sabato, da Bali, il Presidente della BCE Mario Draghi aveva richiamato tutti (in primo luogo loro) alla moderazione e a un ragionevole negoziato, ricordando che molte volte vi sono stati scostamenti dai parametri degli Stati membri. Da Berlino e dal governo tedesco non è venuta una sola parola: e con tutti i guai che ha in casa la Merkel, non si vede perché aprire un altro fronte con l’Italia. Perfino Parigi, sempre aspra con noi, nelle ultime ore ha scelto toni più distesi, ben consapevole della manovra extralarge decisa dal governo francese (oltre che del “record” pregresso: dieci anni di allegro sforamento francese dei parametri Ue, dal 2007 al 2016).

 

Insomma, Parigi decelera, Berlino si ferma, Francoforte invita alla cautela, e invece i commissari di Bruxelles vanno in corsia di sorpasso contro di noi. Situazione francamente curiosa, oltre che grave, resa addirittura surreale dal fatto che oggi sarà a Roma proprio Moscovici, uno dei più scatenati contro di noi, l’uomo della lettera preannunciata da Oettinger, per capirci.

 

L’occasione gli è offerta dal dialogo bilaterale italo-francese organizzato da Aspen sulla politica economica dell’Ue, ed è già annunciato anche un incontro con il ministro dell’Economia Giovanni Tria.

 

Ma attenzione: il tour romano di Moscovici non è finito. E’ infatti in calendario un colloquio con il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, e soprattutto una salita al Quirinale che ha destato notevoli perplessità, al punto che fonti della Commissione Ue si sono affrettate a derubricare tutto a una “visita di cortesia”. A che titolo un Commissario europeo va a conferire con il Capo dello Stato italiano, che a sua volta – secondo la nostra Costituzione – non è capo dell’Esecutivo? E soprattutto: con che faccia un Commissario Ue sale al Quirinale avendo già in tasca una lettera di censura contro l’Italia, preventivamente “volantinata” alla stampa dal suo collega Oettinger? Si vuole dare il senso di un avvertimento? O, peggio, di una manovra per scavalcare il Governo?

 

E’ abbastanza intuitivo che, in condizioni come queste, un uomo come Francesco Cossiga avrebbe potuto avere la tentazione di affidare Moscovici a carabinieri e corazzieri, non certo per trattenerlo, ma per rispedirlo urgentemente a Bruxelles.

 

Chi non si è fatto però intimidire è il premier Giuseppe Conte il quale, appena arrivato a Bruxelles per il Consiglio Europeo (che ha all’ordine del giorno Brexit e migrazioni, non temi economici), ha affermato: “Non ci sono margini per cambiare la manovra, che è studiata molto bene”. Conte ieri ha avuto un bilaterale con Angela Merkel e, presumibilmente oggi, avrà un confronto con il presidente francese Emmanuel Macron sul caso dei “rispediti” dalla Francia. A spingere perché il summit diventi un processo all’Italia è ovviamente l’apparato della Commissione.

 

Pesante anche Matteo Salvini: “Lancio un appello a Berlino, Parigi, Bruxelles: lasciateci lavorare, lasciateci occuparci degli italiani. Non stupiamoci se poi gli italiani diventano euroscettici”. Luigi Di Maio: “Gli impegni saranno rispettati, ma non si può più morire di austerità”. Invece, si è ancora una volta schiacciato sulla Commissione Antonio Tajani, di fatto aggregato alla linea Juncker-Oettinger-Moscovici: “L’Italia è in tempo per fare marcia indietro”. E sulla bocciatura della manovra: “Mi auguro che questo non accada, ma il rischio è forte”.

 

Daniele Capezzone

 

 

 

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