La Verità. L’attacco di Moscovici contro l’Italia

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Quando si tratta di Strasburgo e Bruxelles, essere buoni profeti non è difficile: basta prevedere il peggio, e si hanno spesso ottime probabilità di azzeccare il pronostico. Per due giorni, la Verità aveva anticipato che, dopo l’Ungheria, sarebbe stata l’Italia a esser messa nel mirino, in un modo o nell’altro. E infatti, dopo neanche ventiquattr’ore dal voto dell’Europarlamento contro il governo di Viktor Orban, ci ha pensato il francese Pierre Moscovici, commissario Ue agli affari economici, a inviare a Roma un obliquo mix di avvertimenti e vere e proprie offese.

 

Moscovici, esponente socialista che da giovane si dichiarava trotskista e comunista rivoluzionario, anziché occuparsi dei conti pubblici di Parigi, che nei prossimi mesi tornerà a sfondare la soglia del 3% nel rapporto deficit-Pil, ha dichiarato che l’Italia “è un problema per l’eurozona”. E, per chi non avesse capito bene, ha aggiunto: “È assolutamente l’Italia il tema su cui voglio concentrare la mia attenzione prima di tutto”. Poi, interpellato sui populisti in Europa, la terza bordata: “C’è un clima che assomiglia molto agli anni ‘30. Certo, non dobbiamo esagerare, chiaramente non c’è Hitler, forse dei piccoli Mussolini…”. Ma a Moscovici non è sembrato ancora abbastanza, e, passando all’immigrazione, ha “avvisato” Salvini così: “L’Italia ha il ministro più nazionalista, e al tempo stesso è il Paese che avrebbe maggiore bisogno di solidarietà da parte dei partner Ue”.

 

Ricapitoliamo: per cominciare, un paragone insultante riferibile a Orban e – senza forse – allo stesso Salvini. Poi, una minaccia neanche tanto velata sull’immigrazione, del tipo: o vi allineate sul resto, oppure dall’Ue non verrà alcun aiuto. E infine, una chiara espressione di ostilità alla vigilia del varo della manovra, una specie di pistola rumorosamente sbattuta sul tavolo prim’ancora che inizi il confronto tra Roma e Bruxelles su caratteristiche e peso della legge di bilancio.

 

Vale peraltro la pena di ricordare meglio chi sia l’uomo politico che ha pronunciato espressioni così gravi (e così grevi). Prima di diventare Commissario Ue nel 2014, Moscovici era stato ministro delle finanze in Francia, sotto la presidenza di Francois Hollande. In quella veste, a metà 2012, si era impegnato solennemente davanti all’allora commissario economico Ue Olli Rehn a tornare sotto la soglia del 3% già nel 2013. Cosa che invece non accadde – badate bene – per dieci anni consecutivi, dal 2007 fino a tutto il 2016, inclusi i due anni di governo di Moscovici. Il quale, dopo neanche un anno dal suo insediamento, fu pesantemente bacchettato dalla Corte dei Conti, mentre il suo stesso collega, il ministro del lavoro Sapin, parlò nel 2013 di “Francia in bancarotta”. L’Ue, però, fu ultraclemente con Parigi, a cui vennero dati altri 24 mesi per mettersi in regola: ma la Francia continuò a sforare allegramente, arrivando ben sopra il 4% nel 2014 e poco sotto il 4% nel 2015. Peraltro, il debito pubblico francese non è affatto sotto controllo, essendo al 96-97% del Pil transalpino.

 

Sulla base di queste “credenziali”, Moscovici se la prende con l’Italia, uno dei Paesi fondatori dell’Unione, e soprattutto un contribuente netto, visto che l’Italia dà ogni anno all’Ue molto più di quanto riceva (14 miliardi contro 11 circa). Quanto all’immigrazione, la cosa si fa addirittura offensiva, se si considera che quest’anno l’Italia ha speso tra i 4,6 e i 5 miliardi di euro per l’accoglienza (ben più del gettito della vecchia tassa sulla prima casa, per capirci) ricevendo in cambio la miseria di 80 milioni.

 

Il primo a rispondere a Moscovici è stato Luigi Di Maio, che ha definito “veramente insopportabili” le affermazioni del francese. “Dall’alto della loro Commissione – ha aggiunto – si permettono di dire che in Italia ci sono tanti piccoli Mussolini. Non solo non si devono permettere, ma questo dimostra come queste siano persone totalmente scollegate dalla realtà”. Reazione dura, certo: peccato che forse la tracotanza di Moscovici sia stata involontariamente incoraggiata anche dal contributo fornito dagli eurodeputati grillini, il giorno prima, alla messa sotto processo di Orban.

 

Matteo Salvini è stato ancora più netto: “Il commissario Ue Moscovici, anziché censurare la sua Francia che respinge gli immigrati a Ventimiglia, ha bombardato la Libia e ha sforato i parametri europei, attacca l’Italia e parla a vanvera di tanti piccoli Mussolini in giro per l’Europa. Si sciacqui la bocca prima di insultare l’Italia, gli italiani e il loro legittimo governo”.

 

La cosa tragicomica è che, mentre Moscovici parlava, veniva sempre da Parigi un annuncio clamoroso – e per molti versi surreale – da un Emmanuel Macron in drammatica crisi di consenso e in cerca di qualunque espediente per risalire la china: “Entro il 2020 la Francia avrà il reddito universale di attività”, ha detto l’inquilino dell’Eliseo. Quindi, la linea del Governo francese è: porti chiusi (come Salvini) e reddito di cittadinanza (come i grillini). Però i “cattivi” sono i governanti italiani.

 

Daniele Capezzone

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