La Verità, Asia Argento un caso complicato, tra flagellazioni e autoflagellazioni

il

Pier Paolo Pasolini diceva di “scendere ogni sera all’inferno” (e
aggiungeva: “Ma quando torno – se torno – ho visto altre cose, più
cose”). Parlava delle sue immersioni nelle periferie, tra i ragazzi
sottoproletari che tanto aveva amato e che poi, d’improvviso, gli
erano parsi terribili, violenti, mostruosi.

Oggi quella stessa discesa agli inferi va fatta non più tra i morti di
fame, ma – direbbe Dagospia – tra i “morti di fama”: nei quartieri
alti, tra intellettuali (veri, presunti e wannabe) e artisti (più o
meno sedicenti e autoproclamati). Per trovare povere figure irrisolte,
sofferenti, attorcigliate intorno a nodi di sofferenza, inflitta e
subìta. Pronte a odiare tutti, forse per non avere l’atroce imbarazzo
di guardarsi dentro.

Proprio qui, in questa zona di sconforto (l’opposto di una “comfort
zone”), troverete Asia Argento. Non serve un raffinato psicologo per
sapere che, proprio negli insulti che rivolgiamo agli altri nei nostri
momenti peggiori, siamo in realtà autobiografici: parliamo di noi, ci
descriviamo in modo feroce, vogliamo farci del male.

Poche settimane fa, a Cannes, in una predica rabbiosa, Asia aveva
gridato: “Nel 1997 sono stata stuprata da Harvey Weinstein qui a
Cannes. Questo era il suo ‘territorio di caccia’. Weinstein non sarà
mai più benvenuto qui. Vivrà in disgrazia, escluso dalla comunità che
un tempo lo accoglieva e che ha nascosto i suoi crimini. E stasera,
tra di voi, ci sono quelli che ancora devono essere ritenuti
responsabili per i loro comportamenti. Sapete chi siete. Ma
soprattutto noi sappiamo chi siete. E non vi permetteremo più di farla
franca”.

Direbbe lo psicologo: forse parlava di sé. Della stessa Asia che
(secondo le accuse rese note ieri) nel 2013 aveva convocato nella sua
stanza al Ritz-Carlton di Marina del Rey, in California, il giovane
Bennett, gli aveva dato da bere alcolici, per poi togliergli i
pantaloni, praticargli sesso orale, arrampicarsi su di lui e
completare il rapporto sessuale. Lasciamo da parte Bennett, figura
assai discutibile (un 17enne violentato?!?), ma concentriamoci su cosa
scrisse Asia quella sera su Instagram: “Il giorno più felice della mia
vita, reunion con Jimmy”, che “sarà nel mio prossimo film”. Provino
ok, insomma: meglio di Weinstein.

Ma non si finisce di scendere nell’abisso, non basta uno psicologo
solo, serve un’intera equipe. Cercando, viene fuori che dieci anni
prima, quando Bennett di anni ne aveva solo 7, recitò insieme ad Asia
in un altro film: faceva la parte del figlio di una prostituta,
interpretata dalla stessa Argento. Ecco, saltando in avanti di dieci
anni, Asia, sempre sui social, riferendosi alla sua attesa per Bennett
in hotel, scrive: “Aspettando il mio figlio perduto da tempo, il mio
amore Jimmy”. E lui risponderà più tardi: “Miss you momma!”. Capite
che il caso è grave.

Ma il quadro è ancora più contorto, flagellazione e autoflagellazione
come specchi perversi. Asia è anche una madre: di Anna Lou (avuta da
Morgan) e di un ragazzo (Nicola Giovanni) avuto dal regista Michele
Civetta. Ecco, cosa fa Mamma Asia se vede in un ristorante un’altra
madre, in questo caso la leader di FdI Giorgia Meloni?
Incredibilmente, la insulta in modo sguaiato: “La schiena lardosa
della ricca e svergognata: fascista ritratta al pascolo”.
Naturalmente, casca male, perché la Meloni risponde a tono: “Voglio
dire a tutte le donne che hanno partorito da pochi mesi, e che per
dimagrire non usano la cocaina, di non prendersela se qualche
poveretta fa dell’ironia sulla loro forma fisica”. Chissà perché, Asia
non ha più polemizzato sul tema.

Ma in quella triste circostanza, entra in campo in modo poco glorioso
anche il terzo compagno della Argento, lo chef Anthony Bourdain, che
accosta la Meloni a un “pitone che ingoia un’antilope”. Ecco, accanto
a questo Bourdain, Asia sembra aver trovato pace ed equilibrio:
interviste più serene, dichiarazioni di amore eterno.

Poi, all’improvviso, come uno sparo nel buio, compaiono su un
settimanale le foto di Asia abbracciata a un altro uomo, molto più
giovane del 62enne Bourdain. A quanto pare, infatti, sempre a Cannes,
terminato il comizio, Asia aveva adocchiato un giornalista belloccio e
28enne, Hugo Clement. Le foto escono, inequivocabili. Pochi giorni
dopo, e ovviamente non sappiamo perché, Bourdain si impicca. Sui
social per Asia il massacro è feroce quanto inevitabile: un pandemonio
di insulti. Ma lei rivendica il suo lutto inconsolabile.

Così inconsolabile che trascorrono appena 24 ore e Asia, jeans e
maglietta, si ripresenta in pubblico per le audizioni di X Factor, di
cui quest’anno è giudice con Manuel Agnelli, Fedez e Mara Maionchi. Si
alza in piedi e saluta la folla: “Questi dovevano essere i tre giorni
più difficili della mia vita, ma grazie a queste persone che sono qui
accanto a me e grazie a voi sto sopravvivendo”.

Il resto è cronaca di queste settimane (i comizi #MeToo, gli articoli
con la Boldrini, e – sintetizzo con parole mie – il ricordo di quante
persecuzioni abbiano subìto le donne e quanto siano porci i maschi
italiani. Fino a ieri, con le rivelazioni del New York Times.

Non siamo davvero nessuno per dare consigli. Però suggeriremmo a Asia,
se le fossimo amici, di sparire per un po’, di lasciare X Factor, di
cercare il silenzio. Ci guadagnerebbe lei. E, egoisticamente, ci
guadagneremmo anche noi: qualche mese di pausa rispetto a questo
spettacolo avvilente.

Daniele Capezzone

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