La Verità, bomba contro la Lega messa per uccidere. Gran silenzio mediatico…

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Due settimane fa, l’Italia si è fermata per un lancio di uova: a reti
e testate (quasi) unificate, abbiamo assistito per giorni a
interminabili e accorate prediche contro la violenza. Poi, quando è
venuto fuori che l’uovo era “democratico”, la musica è rapidamente
finita. Ora, quella stessa Italia della politica e dei media tace
dinanzi a un lancio non di uova ma di bombe: e di bombe innescate per
uccidere.

Per questo erano state piazzate davanti alla sede leghista di
Villorba, alle porte di Treviso. La sequenza immaginata dagli
attentatori prevedeva un primo botto (una bomba-carta collocata in
cima alla scala anti-incendio) per far accorrere militanti e forze
dell’ordine, e poi una seconda esplosione (letale) di una pentola a
pressione piena di esplosivo, chiodi e altri pezzi metallici. Secondo
il piano dei criminali, il primo ordigno sarebbe servito come
trappola-esca; mentre per innescare il secondo sarebbe bastato che
qualcuno, accorrendo, avesse toccato il filo di nylon usato per
collegare le due bombe. Chiaramente, non un gesto solo dimostrativo:
ma un’azione volta a colpire delle persone in modo devastante.

Non a caso, ieri il Procuratore della Repubblica di Treviso Michele
Dalla Costa ha parlato esplicitamente di “terrorismo”.

Fortunatamente, il piano degli attentatori non ha funzionato. Qualche
notte fa, c’è effettivamente stata la prima esplosione, senza
conseguenze. Poi, le indagini degli investigatori hanno condotto a una
rivendicazione su Internet e hanno consentito, l’altro ieri, il
disinnesco del secondo ordigno.

I responsabili dell’azione sarebbero i membri della Cellula Haris
Hatzimiheòakis aderente ai Fai–Fri (Federazione anarchica informale,
Fronte rivoluzionario internazionale). Estrema sinistra, par di
capire, i cui obiettivi sono sintetizzati dal volantino pubblicato in
rete (su RoundRobin.info) sotto l’eloquente titolo: “Colpiamoli a casa
loro”. “Siamo stanchi di tacere, di vedere ogni giorno violenze
sistematiche tramite il razzismo, il sessismo, il lavoro salariato di
questa società, i cui valori essenziali sono l’autorità e il
profitto”, si legge. E ancora: “Rivendichiamo la collocazione contro
politici, sbirri e loro tirapiedi. Nauseati dallo sfruttamento,
vediamo come principali responsabili tutti i partiti. Lo stato e il
capitale sono i più grandi criminali: uccidono tramite la guerra, i
respingimenti in mare e nei lager per immigrati in Europa e Africa.
Vogliamo la guerra sociale, vogliamo divertirci sulle rovine
fiammeggianti delle vostre città”. Di qui, la scelta della Lega come
bersaglio: come partito di governo, e come simbolo della battaglia
contro l’immigrazione illegale.

Davanti a un episodio così grave, è scattata – politicamente e
mediaticamente – una reazione di sostanziale minimizzazione. Certo,
non sono mancati i rituali comunicati di solidarietà verso il partito
di Salvini. E certamente l’enorme tragedia di Genova, com’è
sacrosanto, continua a fare la parte del leone nell’informazione in
questi giorni.

Però colpisce che ieri mattina solo due quotidiani (a meno di nostri
errori e omissioni) avessero la notizia in prima pagina: la Verità e
il Gazzettino (giornale del Nord-Est). Per tutti gli altri, neanche
una piccola segnalazione, un riquadrino, un francobollo in prima. E
anche all’interno, serviva una gran fatica per trovare gli articoli
(spesso pregevoli e documentati, peraltro), ma assai nascosti nella
foliazione: Corriere della Sera a pagina 26, solo una breve sul Sole a
pagina 16, Repubblica a pagina 16, Messaggero a pagina 15, Giornale a
pagina 14, Libero a pagina 11, e così via. Peggio ancora: con rare
eccezioni, la notizia è quasi sparita dai tg della giornata di ieri.
Fenomeno francamente curioso: usciamo da mesi di martellanti campagne
contro le fake-news, ma poi, quando arriva una real-news, viene
sapientemente attenuata, ammortizzata, centellinata. A noi pare che
valga invece la pena di parlarne: Lega o non Lega, e indipendentemente
dalle opinioni di ognuno su quel partito.

Anche qui, la contraddizione è evidente: mesi di retorica sulla
violenza, appelli contro il Far West, ma poi un improvviso mutismo
dinanzi a un chiaro atto di violenza politica. Sarà bene essere
espliciti: da molti anni, in troppi si sono abituati all’idea che in
Italia il fantasma della violenza politica sia stato definitivamente
esorcizzato.

Purtroppo non è così. Qua e là (come i topi morti che nel romanzo di
Camus annunciano l’arrivo della peste) i segnali non mancano. Aree
estreme esigue ma tutto sommato organizzate, e però prive di uno
sbocco istituzionale o comunque politicamente strutturato; una
pioggerellina di eventi (politici, sindacali, perfino accademici) in
cui la contestazione arriva alla soglia del contatto fisico;
circostanze (ormai non rare) in cui un oratore risulta – per varie
ragioni – “sgradito” e allontanato…Adesso un salto di qualità
poderoso, con due bombe potenzialmente letali.

Sarebbe veramente squallido dover constatare che il grado di
attenzione politica e mediatica dipenda dall’”utilità” e dalla
“comodità” dei bersagli rispetto alle “narrazioni” preconfezionate.

Daniele Capezzone

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