La Verità online. Nuova eroina della sinistra mondiale: arriva Omarosa

il

Può esistere un’opposizione di sinistra ancora più sbandata e
scombiccherata del Pd? E possono esserci dei media – un tempo
credibili e autorevoli – ancora più disposti di certi giornaloni
italiani a inseguire qualsiasi personaggetto, qualunque storia
inconsistente, pur di aggredire il nemico? La risposta è: sì, i
democratici americani, con la grancassa dei grandi media Usa impegnati
nella crociata anti-Trump.

Segnatevi questo nome: Omarosa Manigault Newman. Non vi dirà granché,
ma, se la vedete in fotografia, comprenderete che ha “argomenti”
consistenti dalla sua. Già concorrente di Trump nel suo antico show
televisivo (“The Apprentice”), poi sua dipendente alla Casa Bianca,
cacciata a dicembre del 2017. La signora non ha perso tempo: ha appena
pubblicato un libro di retroscena sulla White House trumpiana dal
titolo “Unhinged” (che in italiano vuol dire più o meno “fuori di
testa”), sta facendo il giro delle tv per promuoverlo, piange e si
lamenta su Twitter, chiede soldi per la difesa legale che dovrà
inevitabilmente affrontare, e soprattutto ha una serie di “pistole
fumanti”. Per un verso, l’accusa feroce contro Trump di aver una volta
usato la parola “negro” (“nigger”), che nell’America della “pruderie”
verbale politicamente corretta è vietatissima; per altro verso, una
serie di registrazioni che va centellinando e spacciando in giro per
sputtanare il Presidente.

Quindi, ricapitoliamo. C’è una strappona senza né arte né parte, tipo
– per capirci – una sguaiata concorrente del Grande Fratello, che –
illegalmente – è andata in giro per la Casa Bianca, inclusa la
Situation Room, per raccogliere materiale compromettente contro il
Presidente; ora cerca di guadagnarci sopra con un presenzialismo tutto
fondato su scandalismo e pettegolezzi, peraltro violando rigidissimi
obblighi (anche contrattuali) di riservatezza. Cosa dovrebbe fare una
stampa seria? Spernacchiarla. E invece no: è la nuova eroina dei
giornaloni liberal Usa.

Il New York Times titola l’editoriale di apertura di ieri così:
“Benvenuta nella Resistenza, Omarosa”. All’interno volano schiaffi
anche per lei (“profittatrice”, “truffatrice immorale, disonesta,
mercenaria”), ma il cuore del commento spiega che “ha ragione, fa bene
a raccontare di Trump”. Anzi: “si sta comportando meglio di ogni altro
ex nominato da Trump”.

Il Washington Post finge di cadere dalle nuvole nell’apprendere che
Trump, anche da imprenditore, faceva firmare ai dipendenti della sua
cerchia più stretta (senza pistole alla tempia, ovviamente) impegni al
silenzio con i media. Anche qui, inevitabile l’editoriale a favore di
Omarosa, presentata come una Santa Maria Goretti afroamericana: “La
Casa Bianca di Trump è per metà uno show di pagliacci, per metà un
nido di vipere. Non stupisce che Omarosa abbia scritto un libro di
rivelazioni dopo essere stata cacciata”. Invece, come si sa, ai tempi
di Obama e della Clinton, e anche di Clinton marito, doveva essere una
via di mezzo tra un monastero e un istituto di beneficenza…

Allo scandalo mondiale, partecipano appassionatamente anche alcuni
giornalisti italiani: su Twitter, Vittorio Zucconi (testa d’uovo di
Repubblica) ci spiega che quella di Trump “non è una presidenza, ma un
reality-show”; mentre il Foglio lamenta che questa “zuffa” è la
“sintesi del disastro della Casa Bianca”.

E Omarosa? Così incoraggiata, naturalmente, marcia e ci marcia. Va in
tv a dire che serve l’impeachment contro Trump, che ha ancora una
quantità di registrazioni, è che è pronta a essere ascoltata dal
procuratore speciale Mueller, quello che indaga (per ora a vuoto)
contro il presidente legittimamente eletto. E la signora dispensa
giudizi di questo tenore: “Trump? Un razzista, misogino, e bigotto
fanatico”.

Resta solo da capire come mai una simile “eroina”, convinta che Trump
fosse questo disastro umano e politico, sia andata a lavorare per lui.
Ma come? Se dici di aver sentito commenti razzisti contro gli
immigrati latinos e vanterie sprezzanti sulle donne che ha assalito
sessualmente, perché non sei scappata prima? Risposta della santa
donna: “Perché l’ho capito solo di recente”. E infatti registrava da
tempo, furiosamente…

Com’era inevitabile, The Donald l’ha (giustamente, a nostro avviso)
brutalizzata su Twitter: “Stramba Omarosa, cacciata tre volte a ‘The
Apprentice’, ora licenziata per l’ultima volta. Mi ha implorato di
avere un lavoro, con le lacrime agli occhi, e le ho detto di sì. Tutti
alla Casa Bianca la odiavano. Era feroce, ma non intelligente. La
vedevo raramente, ma sentivo su di lei cose terribili. Sgradevole con
le persone e costantemente assente dal lavoro e dalle riunioni. Il
generale Kelly (ndr: il capo dello staff di Trump, di cui Omarosa ha
diffuso un’altra registrazione del colloquio in cui la licenziava) mi
aveva detto che era una perdente, fonte di null’altro se non di
problemi. Ma io gli risposi di tentare di tirar fuori qualcosa da lei,
se possibile, perché diceva grandi cose di me. Finché non è stata
cacciata…”.

Ecco, Trump avrà certamente la colpa di averla assunta. Ma ben
peggiore ci pare lo sbandamento e la disperazione di una sinistra
politica e mediatica che si aggrappa perfino a Omarosa per scalciare
contro il Presidente.

Daniele Capezzone

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