La Verità. Manuale storico, politico e calcistico per gufare contro Macron e la Francia

il

Mosca, ore 17, Luzhniki Stadium. Aggiungete 90 minuti, più cinque di
recupero, più eventuali supplementari e rigori: al massimo verso le
19.30 italiane, forse molto prima, sapremo il nome della nazionale
campione del mondo di calcio. Come si dice in questi casi, vinca il
migliore: ma se per caso risulterà migliore la Croazia, saremo tutti
più tranquilli.

Qui non si vuole certo istigare al tifo contro la Francia, che
peraltro (prima gufata) parte favoritissima: squadra obiettivamente
molto forte, un Mbappé sontuoso, e soprattutto un cammino meno
faticoso di quello dei croati, che escono da una serie di spossanti
match conclusi solo ai supplementari. Insomma, Francia lanciatissima
verso il titolo (seconda gufata). Starei per dire che, a meno di una
clamorosa sorpresa, legata al talento di Modric e alla tenacia di
Mandzukic, la Francia ha già le mani sulla coppa (terza gufata).

Compiuti i doverosi riti scaramantici e apotropaici, ragioniamo
freddamente sulle ragioni per cui una vittoria francese sarebbe una
notevole scocciatura.

Primo: già stasera, in diretta, l’esultanza di Macron in tribuna, non
sappiamo se accompagnato dall’immancabile Brigitte, sarebbe uno
spettacolo per stomaci forti. Diciamocelo francamente: conoscendo
abitudini e attitudini dell’inquilino dell’Eliseo, in pochi minuti
sarebbe capace di sollevare lui la coppa, togliendola dalle mani del
capitano della squadra, il portiere Lloris. Non senza aver prima
sorriso a trentadue denti in tribuna autorità, e fatto gesti da
ganassa (ganassa-chic, si capisce) in favore di telecamera.

Secondo: partirebbe dal mattino successivo, sui giornaloni italiani,
il coretto a cappella degli editorialisti per cantare la canzoncina
multiculturale e multietnica, accompagnata da inevitabili commenti
(già scritti: sono sul tavolo di una decina di direttori, che
aspettano solo di sapere se cestinarli o pubblicarli, in base al
risultato della partita di stasera) tra la Croazia “nazionalista e
sovranista” e la Francia “multi-qua e multi-là”. In tutta questa
melassa preconfezionata, non aspettatevi però una sola osservazione,
un solo “piccolo dettaglio”: in questo trionfo di accoglienza, in
questo meraviglioso mix di colori e storie, provate a fare un
confronto tra la formazione della nazionale di calcio francese e la
squadra di governo. Nel governo Macron-Philippe, trovate una sola
ministra di colore, non a caso al marginale dicastero dello sport: la
bravissima ex schermitrice, già medaglia d’oro olimpica, Laura
Flessel. Appena una su diciotto ministri, e per giunta allo sport. Se
invece prendete la nazionale di calcio, nella semifinale con il
Belgio, sui tredici giocatori schierati dal ct Deschamps (gli undici
di partenza, più i due subentrati in gara), ben otto sono di colore.
Otto su tredici. Nessuna conclusione, nessun commento: solo
un’evidenza numerica – diciamo così – sul diverso ritmo con cui
procede l’integrazione multietnica, velocissima nello sport e
lentissima (quasi impercettibile) quando si tratta del potere vero.

Terzo: tornerebbero in auge, qui da noi, i “macronisti italici”. Una
specie animale particolarissima, a pelo corto e a pelo lungo, in
espansione rapidissima al momento della vittoria elettorale di Macron
(in un tripudio di Inni alla gioia e bandiere europee), e poi
improvvisamente sparita al limite dell’estinzione negli ultimi tempi,
quando è risultato chiaro a tutti che il soave Macron,
sull’immigrazione, fa il fenomeno se si tratta dell’Italia, ma a casa
sua schiera esercito e polizia. Meglio scomparire per un po’: troppo
impopolare la posizione…Ora però questi macronisti nostrani potrebbero
riemergere, in pericolosa coincidenza con la data fatidica per la
Francia del 14 luglio.

Quarto (e ultimo, e più serio argomento): sarà bene metterselo in
testa. La Francia, e in questo fa benissimo dal suo punto di vista,
persegue in modo determinato e spregiudicato il proprio interesse
nazionale. Ammanta tutto di retorica europeista, ma in mente ha solo i
colori della propria bandiera. Vale su tutto: quando vuole fare raid
economici e shopping in Italia (ma è prontissima a bloccare analoghe
missioni italiane in territorio francese); quando difende gli
interessi dei suoi campioni nazionali (energetici, infrastrutturali,
eccetera) e delle sue banche; quando continua a coltivare disegni di
influenza in Africa e nel Mediterraneo (in genere a spese
dell’Italia); quando addita buchi e problemi nei conti pubblici altrui
per meglio nascondere il fatto che il suo rapporto deficit/Pil
veleggia pericolosamente verso il 5%. E’ ora di accorgercene, e di non
far finta di credere alla favola per cui Parigi si fa carico dei
problemi degli altri e del futuro della costruzione europea.

Per tutte queste ragioni, sorridendo senza cattiveria e senza malizia
verso i “cugini” francesi, vale la pena di affidarsi con speranza a
Modric e Mandzukic, e pure a Perisic e Brozovic, e augurarci che siano
tutti in serata di grazia. Dalla loro buona vena, deriverà un
pezzettino di tranquillità anche per noi. Appuntamento alle 17: gufata
vivamente consigliata.

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