SE I GIOVANI VOTANO CORBYN-SANDERS-MELENCHON-PODEMOS-GRILLO, E’ ANCHE COLPA DEI LIBERALI, CHE NON SI SPIEGANO…- Giuditta’s files, la newsletter di Daniele Capezzone – numero 286, 3 luglio 2017

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SE I GIOVANI VOTANO CORBYN-SANDERS-MELENCHON-PODEMOS-GRILLO…

E’ ANCHE COLPA DEI LIBERALI, CHE NON SI SPIEGANO…

Testo pubblicato su Formiche

 

Chi guardi, nel nostro Occidente, al voto giovanile nell’ultimo anno, ha valide ragioni per mettersi le mani nei capelli.

Il voto degli infratrentenni è andato al peggio del peggio: Sanders in America (un ideale compagno culturale di Papa Francesco), Corbyn in Inghilterra (una sorta di Gino Strada inglese), Melenchon in Francia, il movimento Podemos in Spagna, e ovviamente i grillini qui in Italia.

Altro che liberismo selvaggio: qui siamo allo statalismo selvaggio, al rifiuto del mercato, accompagnato da pericolose spinte antioccidentali e antiatlantiche.

Eppure, nel campo liberale e pro-mercato, oltre a pensare ciò che va pensato (molti ragazzi sono irrimediabilmente cretini, tanto quanto lo furono i loro papà e i loro nonni), va fatta una riflessione autocritica, almeno su due piani.

Il primo è che in molti casi abbiamo rinunciato a spiegarci, a difendere le nostre idee, alla necessaria dimensione “didattica” della politica. Non basta il richiamo al voto all’ultimo minuto: occorre una semina profonda, la riconduzione delle proposte politiche a un’idea di fondo, e la capacità di spiegare che proprio il mercato e la competizione sono lo strumento migliore per il “little guy”, per la persona comune, che non ha santi in paradiso e può contare solo sulle proprie capacità e sul proprio merito.

Il secondo è che quegli altri la passione ce la mettono. In direzione sbagliata, certo. Ma riescono a costruire una “narrazione” che dà il senso della lotta, di un’impresa a cui è bello partecipare. Ovviamente dicono delle balle colossali, in genere dannose proprio per quelli che affermano di voler difendere. Ma dinanzi a ciò i liberali non devono rispondere con lezioncine fredde, con un’algida convegnistica, ma costruendo un’emozione altrettanto forte. Non è facile, in un contesto ostile, in assenza di una cornice mediatica che consenta di ingaggiare una battaglia culturale. Ma la sfida è tutta qui.

 

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