WEBTAX, QUELL’OSSESSIONE DEI PALAZZI ROMANI E DI QUALCHE IDEOLOGO NEOLUDDISTA-TASSATORE (OLTRE CHE DEI VECCHI EDITORI RADIOTV…) – Giuditta’s files, la newsletter di Daniele Capezzone – numero 252, 16 maggio 2017

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WEBTAX, QUELL’OSSESSIONE DEI PALAZZI ROMANI E DI QUALCHE IDEOLOGO NEOLUDDISTA-TASSATORE (OLTRE CHE DEI VECCHI EDITORI RADIOTV…)

 

Ammetto un dettaglio personale: per due anni, quando sono stato presidente della Commissione Finanze della Camera, oltre che relatore ed estensore della delega fiscale, cercai in ogni modo (riuscendoci) di evitare che il pasticcio chiamato webtax passasse (uno dei primi sostenitori della misura era uno dei più accesi pasdaran renziani, a quei tempi).

Sono personalmente molto contrario a un intervento di questo tipo. Rispetto gli argomenti di segno diverso, c’è effettivamente un ricco dibattito sul tema, norme sono state annunciate o varate anche in paesi che ammiro come la Gran Bretagna. Ma a chi cita Londra in questo caso dico: dateci tutto il sistema fiscale inglese, non solo una singola norma che vi piace…

Provo a riassumere alcuni argomenti contrari.

  1. Vedo in molti dei promotori (spicca tra questi, con ammirevole coerenza, il Presidente della Commissione Bilancio della Camera) una volontà culturale oltre che politica (arricchita da interviste per “riformare il capitalismo”?!?) di colpire le “cattive multinazionali”. E’ come se ci fosse un venticello anticapitalista-neoluddista volto a colpire la novità, a mettere mutande (e manette) a ciò che sfugge alle maglie della fiscalità tradizionale.
  2. Penso che, specialmente in un momento di spettacolare trasformazione, la politica dovrebbe lasciar correre i cavalli del mercato e dell’innovazione, evitando di interferire, di alterare, di agitare la paletta della punizione fiscale verso chi corre di più.
  3. C’è – e mi pare insopportabile – l’idea di sottofondo che i “giganti del web” ci stiano togliendo qualcosa, ci stiano sottraendo risorse. Laddove ciascuno comprende, anche nella propria vita personale, che è vero esattamente il contrario.
  4. Su questi temi, una fuga in avanti dell’Italia avrebbe poco senso: meglio attendere un accordo internazionale, anche se c’è da temere – visto il clima – che prima o poi si raggiungerà un’intesa internazionale punitiva e anti-innovativa.
  5. C’è una spinta dei vecchi editori televisivi a colpire i nuovi giganti di Internet, sia per via fiscale sia attraverso una revisione “novecentesca” dei diritti d’autore. I vecchi editori radiotv (quelli privati italiani in testa) difendono un mondo che non c’è più. Pensano davvero che, se Google o Youtube diffondono qualcosa della loro programmazione, debbano pagare una tariffa o cose del genere? Ma in che mondo vivono? Oppure pensano davvero di fermare gli “over the top” a colpi di tasse e di interventi dell’Agenzia delle Entrate o di qualche Procura?
  6. Tra l’azione delle Procure (che già inseguono i giganti del web) e l’agitarsi gregario del Parlamento, temo che l’unico effetto concreto sarà che una serie di soggetti, se mai avevano pensato di investire in Italia, se ne terranno alla larga.

 

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