IERI IN AULA SU BREXIT: RINEGOZIARE IN UE, ABBANDONARE TONI SURREALMENTE RIDICOLI CONTRO LA GRAN BRETAGNA – Giuditta’s files, la newsletter di Daniele Capezzone – numero 240, 28 aprile 2017

il

IERI IN AULA SU BREXIT: RINEGOZIARE IN UE, ABBANDONARE TONI SURREALMENTE RIDICOLI CONTRO LA GRAN BRETAGNA

IL TESTO DEL MIO INTERVENTO E LA RISOLUZIONE DEI DEPUTATI DI DIREZIONE ITALIA

 L’INEFFABILE GOVERNO (RAPPRESENTATO, PER I PARERI SULLE RISOLUZIONI, DAL SOTTOSEGRETARIO DELLA VEDOVA) HA DETTO NO ALLA MEDESIMA RISOLUZIONE E AI MEDESIMI IMPEGNI A CUI AVEVA DETTO SI’ ALCUNI MESI FA…SENZA PAROLE. 

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il collega Daniele Capezzone. Ne ha facoltà.

DANIELE CAPEZZONE. Signor Presidente, ho sentito molte voci preoccupate per l’Inghilterra e per il Regno Unito: invece, suggerirei sommessamente di preoccuparci di più per le sorti dell’Italia e dell’Unione europea.

Mi fa molto piacere che, nel suo intervento, il Presidente del Consiglio – almeno questo – abbia preso le distanze dalle dichiarazioni scomposte del Presidente alla Commissione europea, Juncker, contro il popolo e il Governo inglese. Quindi, bene – almeno – che il Primo Ministro Gentiloni adotti un altro tono.

Però non è solo questione di toni, è questione di sostanza: il Regno Unito ha potuto scegliere liberamente, trovandosi nella condizione di quinta potenza militare del pianeta, di quinta economia del pianeta, di co-leader della NATO, di membro del Consiglio di sicurezza dell’ONU. In cinque anni in Inghilterra hanno prodotto più posti di lavoro degli altri 27 Paesi europei messi insieme, ogni giorno Londra produce mille posti di lavoro, il tempo di attesa per trovare lavoro è pari a tre giorni. Sono stati dunque liberi di scegliere, diversamente da noi.

Allora, il tema, qui a Roma e a Bruxelles, è quello di cogliere l’occasione del negoziato che ci sarà tra Londra e Bruxelles per discutere di noi stessi, della sorte dell’Unione Europea: ma non nel senso della celebrazione retorica del 1957 e neanche nel senso meccanico di una maggiore integrazione a guida franco-tedesca.

Il tema – semmai – è quello di una nuova negoziazione dei 27 nel segno del riconoscimento della diversità, delle diversità, nel segno della flessibilità, nel segno – da questi banchi lo abbiamo detto molte volte – del “no” al Ministro delle finanze unico europeo.

Abbiamo bisogno non di omogeneità o omogeneizzazione fiscale dalla Finlandia al Portogallo, ma – al contrario – di competizione fiscale, affinché ci sia una gara tra i Paesi più capaci di ridurre le tasse, di ridurre la regolamentazione, di rilanciare l’economia.

Vi abbiamo – e chiudo, signor Presidente – riproposto oggi, mutatis mutandis, la medesima risoluzione che ci accoglieste nel periodo del primo negoziato tra il Governo Cameron e Bruxelles, in cui vi incentivavamo a dire: Governo italiano, cogliete l’occasione di quel negoziato per discutere di noi! Ci diceste “sì” in Parlamento, poi purtroppo – non fu volontà dell’allora Ministro degli affari esteri, Gentiloni, credo fu volontà di altri, sbagliata – ci si schiacciò sulla linea franco-tedesca e non si contribuì a un esito diverso.

Ci auguriamo che l’occasione persa dodici, tredici mesi fa possa essere riconquistata nei prossimi 24 mesi: rinegoziare tutto, noi, in Europa, nell’interesse dell’Italia. Grazie.

***

Ed ecco il testo della nostra risoluzione, centrata sia su Brexit, sia sull’occasione per innescare una rinegoziazione complessiva di regole e trattati europei.

La Camera dei Deputati, in vista del Consiglio europeo di questa settimana,

PREMESSO CHE:

  1. il 23 giugno 2016, i cittadini inglesi hanno scelto l’opzione Leave, nel referendum convocato dall’allora Primo Ministro Cameron;
  2. il Governo inglese aveva scelto, per tutto l’anno 2015 e fino all’inizio del 2016, la strada lungimirante e innovativa della rinegoziazione con le autorità europee;
  3. a causa della miopia delle burocrazie europee, della mancanza di visione dei governi nazionali, dell’incapacità di troppe cancellerie di comprendere che supportare la Gran Bretagna in quell’opera di rinegoziazione poteva essere una grande e positiva opportunità di cambiamento per tutti, l’Ue ha invece scelto un approccio minimalista in quel negoziato, dando via libera solo ad un’intesa limitata con il Governo di Londra, poi fatalmente respinta dagli elettori inglesi nel referendum;
  4. il Regno Unito, con l’attuale Primo Ministro May ha avviato il suo negoziato di uscita con le autorità Ue ai sensi dell’art. 50 del Trattato di Lisbona;
  5. occorre cogliere l’occasione dell’imminente negoziato con il Regno Unito come opportunità storica per l’Europa di ridefinire le sue regole, e per promuovere un grande e profondo cambiamento – ormai indifferibile – delle regole e dei trattati europei, nell’interesse degli Stati rimasti nell’Ue;
  6. l’attuale Ue ha mostrato di non saper fronteggiare né emergenze di media gravità (il caso della Grecia), né emergenze di massima gravità (il caso immigrazione o l’emergenza terrorismo), né l’ordinaria sfida dell’uscita dalla crisi economica e del ritorno ad una crescita sostenuta e forte;
  7. la speranza europea e il grande sogno dei fondatori dell’Europa unita non si salveranno proseguendo sulla strada sbagliata di questi anni;
  8. occorre invece una svolta nel senso della flessibilità, di regole più aperte e trasparenti, di geometrie istituzionali adeguate a riconoscere le diversità, anziché a imporre una forzata e innaturale omogeneità.

PER QUESTE RAGIONI, IMPEGNA IL GOVERNO

  1. a promuovere un nuovo processo di rinegoziazione interno all’Ue, che investa tutte le regole e i trattati europei esistenti, e che riguardi tutti i Paesi membri dell’Ue;
  2. a escludere ulteriori cessioni di sovranità a favore delle attuali istituzioni Ue, a maggior ragione in assenza di garanzie democratiche e di pieno controllo da parte dei cittadini;
  3. a opporsi alla prospettiva di un Ministro delle Finanze unico europeo: oggi l’Europa non ha bisogno di una “gabbia” finale, ma – al contrario – di competizione tra modelli e sistemi diversi, in modo che i Paesi e i territori capaci di tagliare tasse, spesa e debito pubblico, e quindi di favorire la crescita, siano da esempio e stimolo per gli altri;
  4. a promuovere un meccanismo per cui i Parlamenti nazionali possano correggere quanto giunge dalle autorità europee, e abbiano un generale potere di opt-out, a somiglianza di quanto la Germania fa attraverso la propria Corte Costituzionale;
  5. a lavorare per un’Europa nella quale ogni Paese possa partecipare o astenersi, rispetto a singoli programmi e attività, a seconda del proprio consenso su ciascuno di essi;
  6. come primo passo, a chiedere alle autorità Ue di riconoscere agli Stati membri ciò che era già stato riconosciuto al Regno Unito nella prima mediazione con il Governo Cameron.

Il Governo, per bocca del sottosegretario agli Esteri Della Vedova, ha detto no. Peccato che alcuni mesi fa l’Esecutivo avesse detto sì a un testo sostanzialmente identico.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...