Oggi in Aula sui voucher, contro la Cgil (e le ambiguità del centrodestra, e la ritirata del Pd renziano)

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Oggi in Aula sui voucher, contro la Cgil (e le ambiguità del centrodestra, e la ritirata del Pd renziano)

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Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Capezzone. Ne ha facoltà.

DANIELE CAPEZZONE. Grazie, signora Presidente. Colgo l’occasione di questo emendamento per un ragionamento di carattere generale in quattro punti. Il primo: che la CGIL sia la CGIL e faccia la CGIL non ci sorprende. Purtroppo da parte della Cgil c’è un grave errore non solo politico, ma anche culturale: pensare di abbattere i voucher e ritenere che, grazie all’abbattimento dei voucher, piovano contratti a tempo indeterminato o anche solo contratti a termine brevi, è una illusione che oggi solo un sindacato fuori dalla storia può ancora perseguire.

Ma, e vengo qui alla seconda osservazione, se il comportamento della CGIL addolora, ma non sorprende, sorprendono altre cose. In primo luogo, la confusione culturale del centrodestra che oggi ha gioco facile a indicare le contraddizioni e la retromarcia del Governo, ma fino a qualche giorno fa in Commissione il centrodestra aveva a sua volta dimenticato ogni approccio liberale, fatta salva la commemorazione rituale di Marco Biagi, ma poi nel concreto della Commissione anche il centrodestra ha operato in direzione opposta alla lezione riformatrice e, voglio dire, liberale, di Marco Biagi.

Terzo, addolora e sorprende il comportamento del PD renziano. Ma come, ci avete raccontato voi renziani che rappresentavate la parte più riformista del centrosinistra e alcuni cambiamenti nel mercato del lavoro erano effettivamente, all’interno di un triennio di riforme mancate, la parte migliore del vostro lavoro, e invece rinunciate. È bastato lo spauracchio di un referendum della CGIL e vi siete ritirati. Guardate che trent’anni fa, Bettino Craxi, dinanzi a una sfida simile, non arretrò, andò al referendum sulla scala mobile, sconfisse la CGIL, la parte più antiriformatrice della sinistra, e fece vincere le tesi riformiste.

La quarta e ultima osservazione, e concludo: il lavoro non si crea così, il lavoro si crea aprendo il mercato del lavoro, comprendendo che gli scenari cambiano e che oggi occorre adattarsi anche alla Gig economy, ai lavori indipendenti, a una realtà che tutti voi demonizzate e forse nemmeno comprendente, e si crea rispetto ai settori tradizionali, come noi proponiamo, tagliando le tasse in primo luogo alle imprese, oltre che ai lavoratori. Tagliare le tasse, tagliare la spesa, alleggerire il peso dello stato, lasciare libere le forze di scommettere sul futuro. Oggi levate anche un piccolo strumento che aveva funzionato e voi lo levate dal tavolo. È un altro passo verso la non crescita e verso l’arretramento del Paese. Grazie.

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