IL LIBRO DEL LUNEDI’ – FRANCESCO GIUBILEI E LA SUA STORIA DEL PENSIERO CONSERVATORE

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IL LIBRO DEL LUNEDI’ – FRANCESCO GIUBILEI E LA SUA STORIA DEL PENSIERO CONSERVATORE.

UN VIAGGIO LUNGO E APPASSIONATO ATTRAVERSO OLTRE TRECENTO ANNI DI PENSIERO.

UN PREZIOSO ESERCIZIO DI “ANATOMIA”, CHE SEZIONA E RIORDINA TEORIE, DOTTRINE, PENSATORI, DALL’INGHILTERRA ALLA FRANCIA, DALL’AMERICA ALLA GERMANIA.

E ANCHE IN ITALIA, UN RECUPERO DI VOCI SINGOLARI, ORIGINALISSIME, SPESSO COLPEVOLMENTE DIMENTICATE (ANZI, CONSAPEVOLMENTE SEPPELLITE) DALLA CULTURA “UFFICIALE” CATTOCOMUNISTA.

GIUBILEI CLASSIFICA E DISTINGUE, MA NON NASCONDE LA RICCHEZZA DI SFUMATURE E NUANCES, E IL CARATTERE FRASTAGLIATO DEI CONFINI TRA CONSERVATORISMO PURO E LIBERALCONSERVATORISMO.

 

Ogni lunedì Giuditta’s files consiglia un libro italiano. Questa settimana ci occupiamo di “Storia del pensiero conservatore – Dalla Rivoluzione francese ai giorni nostri” di Francesco Giubilei (2016, Giubilei Regnani editore)

***

Francesco Giubilei è uno scrittore di formazione umanistica, un editore, un imprenditore che sta costruendo una catena di librerie come centri di diffusione e promozione di cultura, ed è anche un animatore di iniziative politico-culturali.

Attenzione, la notizia è che è nato nel 1992! Avete capito bene: 1992. Di tutta evidenza, siamo davanti a una persona giovanissima e coraggiosa, che crede nelle idee e nella circolazione del pensiero, e merita ogni attenzione e sostegno.

Da pochi mesi ha pubblicato un volume (di 592 pagine, frutto – immagino – di anni di lavoro) dall’obiettivo ambizioso: un viaggio nella storia del pensiero conservatore, lungo trecento anni di filosofia politica. Il punto di partenza di Giubilei è la ricerca di un conservatorismo tout-court, cercando di isolare quella radice culturale rispetto a territori confinanti (il liberalismo) ed eventualmente di precisare quando vi sia una sovrapposizione o una (felice: aggiungo io) convergenza liberalconservatrice.

Il punto di partenza, direi il frangiflutti in quest’oceano, è il libro di Edmund Burke Riflessioni sulla Rivoluzione francese. Opportunamente, Giubilei parte da qui: dalla contrapposizione elaborata da Burke tra la Rivoluzione americana, fondata sulla libertà, e quella francese, che sceglie piuttosto l’uguaglianza, e un’uguaglianza che trascolora da valore fondamentale a strumento di tirannia. Le pagine in cui Giubilei pone a confronto Burke e Rousseau ci consegnano una nitida fotografia di ciò a cui è opportuno – e di ciò a cui non è opportuno – ispirarsi.

Nella prima parte di questo volume, Giubilei mette a fuoco il senso dell’opera: superare l’accezione negativa che il termine “conservatore” ha assunto in Italia, e rivendicare per il conservatorismo – per usare l’ammonimento di Russell Kirk – la funzione di una “scuola di pensiero per combattere le ideologie”, anziché essere esso stesso un’ideologia. E’ ancora Burke a offrire il cuore della concezione conservatrice: una partnership tra i morti, i viventi e i non ancora nati, grazie a un filo esile ma tenacissimo che attraversa il tempo e dà il senso di una continuità storica e spirituale.

Sempre in questa prima parte, accanto a tanti riferimenti originali, appropriati e mai banali, l’autore affronta l’esercizio più difficile, quello di una sorta di classificazione. Ma si accosta a questa prova in modo misurato e intelligente: non si nasconde la labilità dei confini, la ricchezza delle nuances e delle sfumature, l’impossibilità di distinzioni troppo nette o definitive.

In ogni caso, Giubilei individua:

-un conservatorismo fiscale (meno stato, meno tasse, meno spesa) interpretato ad esempio dalla Thatcher in Inghilterra;

-un conservatorismo libertario, con un dualismo tra posizioni liberali in economia e conservatrici sui temi etici;

-un conservatorismo liberale, che invece applica criteri di libertà sia alla sfera economica che ai diritti civili;

-un conservatorismo sociale, che invece sceglie posizioni non liberali né sulle questioni eticamente sensibili né in economia;

-un conservatorismo nazionale, caratterizzato per il contrasto verso multiculturalismo, immigrazione e globalizzazione.

Nella seconda parte del volume, Giubilei passa in rassegna, con un lavoro amplissimo e accurato, personalità e tendenze conservatrici lungo tre secoli, territorio per territorio.

Del tutto arbitrariamente, segnalo paese per paese alcune pagine che mi sono parse particolarmente meritevoli di attenzione nella lettura dell’opera di Giubilei: in Inghilterra, oltre al già ampiamente citato Burke (pp. 87 e segg.), Roger Scruton (pp. 144 e segg); in Germania, Ernst Junger (pp. 240 e segg.); in Francia, Jacques Maritain (pp. 351 e segg.) e Georges Bernanos (pp. 361 e segg.); in America, oltre a Russell Kirk (pp. 442 e segg.), l’avventura singolare di Barry Goldwater (pp. 457 e segg.).

E infine l’Italia. Qui Giubilei ha mano a mio avviso particolarmente felice nel recuperare sensibilità e storie colpevolmente dimenticate (in qualche caso consapevolmente sepolte vive) da decenni di cappa cattocomunista: da Vilfredo Pareto (pp. 488 e segg.) a Gaetano Mosca (pp. 495 e segg.), fino a Giuseppe Prezzolini (“prima di tutto il Vero Conservatore si guarderà bene dal confondersi con i reazionari, i retrogradi, i tradizionalisti, i nostalgici; perché il Vero Conservatore intende ‘continuare mantenendo’, e non tornare indietro e rifare esperienze fallite. Il Vero Conservatore sa che a problemi nuovi occorrono risposte nuove, ispirate a principii permanenti”). Ed è molto bello che in questo Pantheon Giubilei recuperi una figura peculiare come quella di Panfilo Gentile (pp. 526 e segg.), il celebre “Averroè” che, dalle colonne de Il Mondo, riproponeva una riflessione economica ispirata a Hayek e Einaudi.

In un tempo in cui tanti – troppi – credono di poter fare a meno delle idee, questo volume è un autentico tesoro. Per conoscere il passato, certo. E anche, ovviamente, come invito alla lettura diretta di decine e decine di autori. Ma soprattutto – se posso – come invito alla politica, e in particolare al centrodestra, o al fantasma del centrodestra italiano. Anziché limitarsi alla dimensione del comunicato all’Ansa, del tweet, dei 15 secondi di dichiarazioncina per il tg della sera (esercizi inevitabili, peraltro), occorre un respiro più profondo, il recupero di voci e pensieri del passato: guardare indietro è un modo per prepararsi ad andare avanti avendo una rotta.

E anche in termini di scelta politica concreta, avrebbe senso (in Inghilterra fa così il partito conservatore, in America fanno così i repubblicani) unirsi su pochi punti programmatici essenziali (in genere, su un programma fiscale condiviso da tutti) e per il resto lasciare che sensibilità e culture si esprimano, si misurino, magari anche si scontrino, in una competizione di idee che è di per sé feconda e creativa. Si può amare Burke, si può amare Locke (nel mio caso e in quello di tanti, immagino, si possono amarli entrambi!): e sarebbe doveroso trarre da quel patrimonio ideale una guida e un’ispirazione anche per l’oggi.

***

CONVEGNO – SEGNATEVI LA DATA!!

Gli altri “celebrano”, noi vogliamo rinegoziare tutto. Lontani dagli euroayatollah e pure dagli eurosfascisti senza strategia. La rinegoziazione come proposta terza, seria, credibile, coraggiosa.

DIREZIONE ITALIA

invita al convegno

Trattati di Roma: la nostra idea di Europa. Rinegoziare su tutto. 

23 marzo – ore 10.30/13.30

Roma, Hotel Nazionale

Sarà presentato un paper di Direzione Italia sul tema.

 

Intervengono, introdotti e coordinati da Daniele Capezzone:

-Roberto Caporale, economista e manager

-Lorenzo Castellani, ricercatore di scienze politiche

-Luigi Di Gregorio, docente di scienze politiche

-Francesco Galietti, Policy Sonar

-Antonio Guglielmi, Mediobanca

-Sergio Vento, ambasciatore

E un contributo scritto di Giuseppe Pennisi, economista.

Conclude Raffaele Fitto, europarlamentare, leader Direzione Italia

 

 

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