IL LIBRO DEL VENERDI’ – RUCHIR SHARMA E IL RITORNO DEI “CICLI”. ASCESA E DECLINO DI NAZIONI, TERRITORI, “IMPERI”. – Giuditta0’s files, la newsletter di Daniele Capezzone – numero 210, 17 marzo 2017

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IL LIBRO DEL VENERDI’ – RUCHIR SHARMA E IL RITORNO DEI “CICLI”. ASCESA E DECLINO DI NAZIONI, TERRITORI, “IMPERI”.

DALLA LUCIDA E SPIETATA PROSPETTIVA DI UN INVESTITORE, L’ANALISI DEL FENOMENO, E I SEGNI PER INTUIRE IN ANTICIPO CHI SALE E CHI SCENDE.

Il venerdì, Giuditta’s files consiglia e recensisce un libro, spesso non italiano.

Questa settimana ci occupiamo di The rise and fall of nations – Forces of change in the post-crisis world” di Ruchir Sharma (ed. Norton, 2016)

Buon fine settimana, e ci rileggiamo lunedì.

***

Ruchir Sharma è quello che si definisce un investment manager: uno degli uomini che decide, per conto di chi lo paga e di chi si fida di lui, su quali mercati e in quali settori investire per difendere e accrescere la ricchezza. Attualmente è responsabile per i mercati emergenti e chief global strategist per Morgan Stanley Investment Management. E’ possibile leggere le sue analisi sul Wall Street Journal, sul Financial Times e su Foreign Affairs.

Da pochi mesi, ha pubblicato un libro che ha un grande valore proprio per il chiaro e trasparentissimo punto di osservazione che ha scelto: il suo. Quello di un investitore che deve decidere in modo lucido e spietato su cosa scommettere, su quali territori puntare e quali evitare, e così via. Non la prospettiva dei cittadini, o di politici e policy-makers, dunque: ma quella di chi considera i differenti mercati e sceglie – neanche troppo metaforicamente – di premiarli o punirli.

Nella lettura del suo volume, è il caso di tenere a mente – come bussola interpretativa – il monito del grande Mervyn King, l’ex governatore della Banca d’Inghilterra. Nella fluidità nella quale siamo immersi, nel mutare incessante dei fattori intorno a noi, più che fare previsioni (esercizio diabolico), occorre elaborare e predisporre scenari, e soprattutto preparare una coping strategy, cioè una strategia di adattamento rispetto alle diverse situazioni. Ecco, Sharma si spinge un poco oltre, nel senso che – con il mestiere che svolge – non può sottrarsi all’onere di una decisione, e di una decisione assunta preferibilmente al momento giusto, un attimo prima degli altri.

Il punto di partenza del libro è la diagnosi della crisi economico-finanziaria globale successiva agli eventi del 2007-2008. Ancora nel 2007, in una fase di crescita letteralmente spettacolare e tumultuosa, oltre 60 nazioni crescevano a ritmi da 7% annuo. Oggi il quadro è drammaticamente mutato: e abbiamo a che fare con una combinazione rappresentata da una stagnazione commerciale globale, un Occidente ripiegato su di sé e incattivito, multinazionali deluse perché i loro investimenti non saranno del tutto (o in parte) ripagati e soddisfatti, paesi emergenti preoccupati dalla loro decelerazione.

A ben vedere, ammonisce Sharma, quest’ultimo punto era prevedibile. Prevedibile due volte, addirittura: una prima volta, perché se sei gravato dal mix di debito e autoritarismo, tenere un ritmo sostenuto di crescita è alla lunga difficile; una seconda volta, perché è fatale che dopo una fase di crescita superaccelerata possa subentrare a un certo punto un qualche rallentamento.

Ciò detto, si giunge all’idea centrale del libro, che potremmo definire “il grande ritorno dei cicli”: si sale e si scende, i semi della crescita possono già portare in sé il germe della successiva frenata, e così via. Sharma – senza necessariamente evocare Vico e Schumpeter – tiene insieme riflessioni antiche su cicli e distruzioni creatrici. E’ perfino ammirevole la brutalità della sua chiarezza: è proprio dopo un crollo – spiega – che banche e imprese si rimettono in sesto e pongono le condizioni per ripartire.

Ovviamente, il compito degli investitori è quello di intuire, anzi di comprendere a fondo i tempi di ciascun ciclo, e quindi scommettere nel posto giusto al momento giusto.

Sharma offre in modo assai didascalico una decina di criteri per muoversi in questo ambiente cangiante e magmatico. E poi conclude con un ultimo capitolo – visionario e spettacolare – che passa in rassegna i cinque continenti, e al loro interno le aree e le nazioni più significative, realizzando una specie di outlook ragionato e discorsivo per ciascuno stato e territorio.

Resta lo spazio per una mia riflessione personale, che esce dall’ambito di analisi scelto dall’autore e ci riporta dentro il più specifico territorio della politica. C’è – da almeno un secolo e mezzo, ma si potrebbe risalire assai più indietro – una profonda regolarità storica nella crescita di movimenti antiliberali e antisistema (oggi si direbbe impropriamente: populisti) a seguito di una pesante crisi economica. E’ fatale, forse perfino inevitabile che questo accada. La cosa è però enfatizzata e resa più grave se i liberali vengono meno alla loro funzione, se assistono inerti alla criminalizzazione del mercato e della libertà economica in quanto tali, se accettano che anche il bambino (mercato, libertà, libera concorrenza, commercio internazionale, ecc) sia buttato via insieme all’acqua sporca. Al contrario (e qui si torna a Sharma), proprio nei momenti di crisi sarebbe necessario attrezzare il proprio territorio a essere “accogliente” verso le risorse e gli investimenti. Siamo in un tempo di turbocapitalismo, in cui i capitali viaggiano e devono scegliere dove atterrare. Tocca ai singoli stati e territori creare “aeroporti” accoglienti: abbattendo tasse e regolazione, creando un ambiente complessivamente business-friendly. Solo agendo così potremo sperare che chi fa il mestiere di Sharma possa scegliere il territorio che ci sta più a cuore.

 

 

 

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