LASCIATECI MORIRE IN PACE – L’ULTIMA PAROLA ALL’INDIVIDUO, NON ALLO STATO.

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LASCIATECI MORIRE IN PACE – L’ULTIMA PAROLA ALL’INDIVIDUO, NON ALLO STATO.

PERCHE’ DIRO’ SI’ ALLA LEGGE SU FINE VITA E CONSENSO INFORMATO.

MIO SCHEMA PREFERITO? NESSUNA LEGGE, NESSUN INTERVENTO DELLO STATO, MEGLIO IL COMMON LAW DEL CIVIL LAW.

MA SE SI E’ DECISO DI SCRIVERE UNA LEGGE, ALLORA SIA RISPETTOSA DELLA VOLONTA’ INDIVIDUALE. IO NON PRETENDO DI DECIDERE COME DEBBANO MORIRE I COLLEGHI DI OPINIONE OPPOSTA ALLA MIA, E ALLO STESSO MODO GRADIREI CHE NON FOSSERO LORO A DECIDERE PER ME.

PURTROPPO (STA QUI IL TRUCCO DELLE LEGGI SCRITTE…) RESTANO ZONE DI AMBIGUITA’ NEL TESTO, E QUINDI PROSEGUIRA’ IL CAOS E L’INCERTEZZA, OLTRE CHE RISSE INADEGUATE…

 

Giunge questa settimana nell’Aula della Camera la proposta di legge sul fine vita, sul consenso informato, sulle disposizioni anticipate di trattamento.

Tre premesse, che rendono bene il clima farsesco in cui avviene la discussione su un tema così drammatico. La prima: un po’ tutti parleranno (per dichiararsi a favore o contro) di eutanasia, ma l’eutanasia non ha nulla a che fare con il testo di questa specifica leggina. La seconda: se anche la legge sarà approvata alla Camera, mi pare altamente improbabile che riesca a sopravvivere alla prova della discussione al Senato, nei 9-10 mesi residui di questa legislatura. La terza: prevedibilmente, come si è già visto nelle ultime settimane, assisteremo a toni stentorei, ultimatum (e penultimatum), lacrime e minacce. Salvo poi tornare a parlare – tra qualche giorno – di legge elettorale, coalizioni e sbarramenti.

Nel quadro della libertà di coscienza e dell’assenza di “disciplina di partito” (ci mancherebbe!) su questi argomenti, metto qui per iscritto la mia personalissima posizione, riassunta in sei punti – spero – piuttosto chiari, in virtù dei quali – sia pure con tante perplessità – voterò a favore della leggina, se non ci saranno ulteriori peggioramenti.

  1. La bussola di riferimento per me, dinanzi a qualunque atto normativo, è che occorre tentare sempre di allargare la sfera della decisione individuale, e restringere quella dello stato. Su tutto: vale per il portafogli, e vale per le libertà personali. Curiosamente, molti di quelli che in questo caso esaltano la scelta individuale, poi invece sono i primi a mortificarla quando si tratta di economia. E viceversa.
  2. In assoluta minoranza, sono tra i pochi che – su questi temi personalissimi – non vorrebbero alcuna legge. Non lo dico solo per spirito libertarian, ma per pragmatica convinzione anglosassone sulla preferibilità del common law rispetto al civil law. Poiché la molteplicità dei casi della vita reale è infinita e imprevedibile, meglio un sistema giuridico che tenti – a posteriori – di curvarsi sul caso singolo, rispetto alla pretesa europea di scrivere e disciplinare tutto a priori. I sostenitori del civil law predicano certezza, ma è proprio questo sistema a generare ulteriore incertezza.
  3. Se però (purtroppo) si entra nell’ordine di idee di scrivere una legge, allora è bene che sia il più possibile rispettosa della volontà individuale, e in questo senso il testo che si sottopone all’approvazione dei deputati è un timido (timidissimo, come vedremo fra un attimo) passo nella direzione opportuna.
  4. Io non pretendo di decidere come debbano morire i colleghi di opinione opposta alla mia, e allo stesso modo gradirei che non fossero loro a decidere per me.
  5. La leggina (ecco i disastri delle norme scritte!) è un ennesimo capolavoro di ipocrisia, omissioni, ambiguità. Si evoca la “tutela della vita” (concetto stravagante, visto che si tratta di una legge sul fine vita). Si parla di “pianificazione condivisa con il medico”: ma che succede se il medico non condivide la mia opinione? Non viene citata la sedazione palliativa profonda e continua, cioè – a mia conoscenza – la via maestra per tentare di morire senza sofferenze. Morale: temo che i contenziosi e le polemiche (e le risse inadeguate…) proseguiranno, anziché essere chiarite e spente.
  6. Chi è senza peccato, scagli la prima pietra. L’ho fatto anch’io, in qualche occasione, e ho sbagliato. Occorrererebbe evitare di weaponize questi temi, di adoperarli come un’arma, di usarli come clava da dare in testa a chi la pensa diversamente. Tutti rispettino tutti: è così difficile?

 

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