QUESTA SETTIMANA, NON UN LIBRO, MA UN REPORT – IL THINK TANK ISRAELIANO “MEIR AMIT INTELLIGENCE AND TERRORISM INFORMATION CENTER” RACCONTA LA FOLLIA NAZI-ISLAMISTA DELLA RECENTISSIMA CONFERENZA IN IRAN SULL’INTIFADA PALESTINESE – Giuditta’s files, la newsletter di Daniele Capezzone – numero 205, 10 marzo 2017

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QUESTA SETTIMANA, NON UN LIBRO, MA UN REPORT – IL THINK TANK ISRAELIANO “MEIR AMIT INTELLIGENCE AND TERRORISM INFORMATION CENTER” RACCONTA LA FOLLIA NAZI-ISLAMISTA DELLA RECENTISSIMA CONFERENZA IN IRAN SULL’INTIFADA PALESTINESE. 

KHAMENEI DEFINISCE ISRAELE UN “TUMORE MALIGNO”, ROUHANI (CHE QUALCUNO SI OSTINA ANCORA A DESCRIVERE COME UN MODERATO!) PARLA DI GERUSALEMME COME DI UN “FAKE REGIME” E MINACCIA I PAESI ISLAMICI CHE VOGLIANO AVERE RELAZIONI NORMALI CON ISRAELE.

QUESTI GLI INTERLOCUTORI CON CUI BARACK OBAMA HA DIALOGATO PER ANNI. E QUESTI SONO I SIGNORI A CUI RENZI E I SUOI (NEL SILENZIO COMPLICE DI QUASI TUTTE LE OPPOSIZIONI, SIA CHIARO) SI SONO INCHINATI PER MESI.

 

Questa settimana Giuditta’s files, anziché presentare un libro inglese o americano, come in genere avviene il venerdì, invita alla lettura di un report doloroso ma purtroppo non sorprendente, del quale in Italia – a meno di mie omissioni – non si è parlato sui media mainstream. 

È il rapporto curato da Raz Zimmt, esperto di Iran e Medioriente per il think tank israeliano “Meir Amit intelligence and terrorism information center”, sulla recente conferenza (21-22 febbraio 2017) tenuta a Teheran sul tema dell’Intifada palestinese. 

Il rapporto è consultabile qui:

http://www.terrorism-info.org.il/en/article/21162

***

Il 21-22 febbraio scorsi, nel silenzio pressoché totale dei media occidentali, si è tenuta a Teheran la sesta conferenza internazionale sull’Intifada palestinese. Non un evento minore o clandestino, ma un appuntamento organizzato in pompa magna dal regime iraniano, con 700 delegati da decine di paesi: tra i partecipanti, esponenti siriani, libanesi, iracheni, parlamentari di numerosissimi paesi africani, il vicepresidente del parlamento russo, più figure chiave del terrorismo mediorientale, da Hamas a Hezbollah, passando per la PIJ (Palestinian Islamic Jihad).

Come accade in circostanze simili, la conferenza è stata l’occasione per discorsi non improvvisati, ma strategici e di fondo da parte dei vertici di Teheran, dalla guida suprema Khamenei al presidente Rouhani, che qualcuno in Occidente si ostina ancora a descrivere come un moderato. A presiedere la conferenza è stato chiamato Larijani, che ordinariamente guida un organo chiamato dal regime, con macabra ironia, comitato per i diritti umani.

È bene lasciare spazio alle citazioni, che parlano da sé.

Kazem Jalali, portavoce della conferenza, ha denunciato la disattenzione del mondo islamico rispetto alla questione palestinese, e ha attaccato frontalmente i paesi che desiderino intrattenere con Israele relazioni normali. Al contrario, a suo avviso, la causa palestinese dovrebbe essere al primo posto dell’agenda panaraba, e anzi dovrebbe unificare il mondo musulmano – al di là delle sue differenze – contro il “regime sionista”.

Tra le organizzazioni terroristiche, il rappresentante della PIJ Ramadan Abdallah Shalah ha elogiato la “resistenza” (cioè, appunto, l’attività terroristica) nella Striscia di Gaza, e, in un crescendo estremista, ha attaccato la stessa Autorità nazionale palestinese che, a suo dire, anziché sostenere adeguatamente la “resistenza”, lavorerebbe per non nuocere a Israele.

Obama Hamdan, qualificato come “capo delle relazioni esterne” di Hamas, ha lungamente elogiato il “terrorismo di popolo” e l'”eroismo” dei giovani palestinesi. Ha chiesto un’escalation nella “resistenza”, e un generalizzato supporto con armi e mezzi per l’attività terroristica nella Striscia di Gaza, che deve divenire “base per la resistenza”.

Il vicesegretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, ha annunciato che la Palestina sarà “liberata” e avrà per capitale Gerusalemme.

Ma veniamo ai discorsi delle figure chiave del regime iraniano. La guida suprema Khamenei, nel suo speech d’apertura, ha definito “sacro” l’obiettivo della “liberazione di Gerusalemme”. I palestinesi non hanno altra scelta se non quella di tenere accese le fiamme della battaglia contro Israele, definita testualmente un “tumore maligno”, che va quindi estirpato. La lotta deve continuare – ha annunciato – fino alla completa “liberazione” della Palestina, ponendo fine all”illegittima esistenza del regime sionista”. Nessun compromesso è dunque possibile per Khamenei. E qui la guida suprema ha a sua volta attaccato i “collaborazionisti”, cioè i “cospiratori” che, trattando con i nemici, minano la causa palestinese.

Anche Rouhani ha insistito su questo punto, ammonendo contro il tentativo di Israele di normalizzare le relazioni con il mondo musulmano. Israele è un “fake regime”, e tiene in ostaggio alcuni del leader occidentali. Nessuna mediazione è dunque accettabile per il mondo musulmano.

Ho finora trascritto le parti essenziali del report in modo asciutto, perché mi pare che le citazioni siano autoesplicative.

Resta spazio per due sole considerazioni. La prima è relativa al tragico errore della presidenza Obama, che, attraverso l’Iran Deal, ha legittimato il regime di Teheran, offrendo una sponda internazionale a chi ha come obiettivo esplicito la cancellazione di Israele dalla faccia della terra. È auspicabile che l’amministrazione Trump denunci quell’accordo, lo disconosca, e ne capovolga l’impostazione. E sarebbe utile che molti dei critici di Trump non applicassero un doppio standard intellettualmente poco onesto: sparare rumorosamente sulla nuova presidenza, e invece tacere sugli errori dell’amministrazione Obama. Purtroppo, proprio il generale arretramento obamiano (una specie di ritiro “morale”, di “withdrawal” occidentale, insieme politico e culturale) ha creato un vuoto che è stato opportunisticamente sfruttato sia dal terrorismo sia dai player autoritari (Iran e Russia in testa), increduli del regalo ricevuto, quello di potersi presentare come “major powerbroker”, come “risolutori di problemi” in Medio Oriente e in altri teatri decisivi.

La seconda considerazione riguarda l’Italia. Chi scrive ha presentato in Parlamento, da mesi, un pacchetto di interrogazioni a cui il Governo si rifiuta di rispondere. Parliamoci chiaro: nel silenzio e nel plauso di gran parte delle opposizioni, il Governo Renzi prima e il Governo Gentiloni poi si inchinano a Teheran. Non si tratta solo della ben nota gaffe delle statue incartate e Roma per non turbare – con i nudi – l’ospite Rouhani, ma di un insieme impressionante di collaborazioni militari, navali, politiche, e perfino sul terreno giudiziario e sanitario. Uno scenario opaco, tutto da chiarire. Tutto ciò da parte di esecutivi (e opposizioni) che costantemente dichiarano la propria amicizia verso Israele. E così nei giorni pari si dichiara vicinanza a Gerusalemme, mentre in quelli dispari ci si inchina al nazi-islamismo di Teheran. Non è politica estera: è un comportamento da Pulcinella.

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