OGGI NON UN LIBRO, MA UN DVD – IL PROFESSOR ALDO A. MOLA E IL VIDEODOCUMENTARIO SU GIOVANNI GIOLITTI – Giuditta’s files, la newsletter di Daniele Capezzone – numero 196, 27 febbraio 2017

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OGGI NON UN LIBRO, MA UN DVD – IL PROFESSOR ALDO A. MOLA E IL VIDEODOCUMENTARIO SU GIOVANNI GIOLITTI.

UN MONARCHICO LIBERALE, UN CONSERVATORE APERTO AL PROGRESSO, UN UOMO DI STATO ATTENTO AD ALLARGARE LA BASE POPOLARE.

UN LIBERALE CHE SI POSE IL PROBLEMA DI GOVERNARE. E LO FECE IN UNA FASE STORICA DIFFICILISSIMA, TRA MOTI DI PIAZZA, SCANDALI, UNA GUERRA MONDIALE, L’AVANZATA DEL FASCISMO. 

ANCHE ERRORI, CERTO. MA QUELL’ITALIA, ASSEDIATA DA FUORI E DA DENTRO, SEPPE AFFERMARSI CON DIGNITA’.

RISCOPRIRNE LA FIGURA. E ANCHE I TRATTI PERSONALI: LA SEMPLICITA’ DELLA SUA VITA, DELLA SUA CASA, LA CONOSCENZA PERFETTA DELLA MACCHINA AMMINISTRATIVA.

 

Ogni lunedì Giuditta’s files consiglia un libro italiano. Questa settimana faremo un’eccezione: ci occupiamo infatti di un dvd realizzato dal Centro Europeo Giovanni Giolitti e curato dal professor Aldo A. Mola.

Il dvd si intitola “Giovanni Giolitti 1842-1928 – Lo statista della nuova Italia”, sarà presentato lunedì prossimo (6 marzo, Sala Giolitti, Palazzo della Provincia di Cuneo, in Corso Nizza), e può essere richiesto al Centro Giolitti (www.giovannigiolitti.it e info@giovannigiolitti.it)

***

Uno storico autorevole come il professor Aldo A. Mola non ha davvero bisogno di presentazioni. E’ particolarmente meritevole di segnalazione – da un punto di vista civile e politico, non solo culturale – il videodocumentario che ha curato, con passione e rigore, sulla figura di Giovanni Giolitti. Nel dvd si alternano testimonianze di altri storici (cito tra le diverse voci quelle di Francesco Perfetti, Cosimo Ceccuti, Dario Fertilio e Aldo G. Ricci), del presidente del Centro Giolitti Alberto Bersani, e anche dei discendenti dello statista, che ci guidano alla visita della casa dove Giolitti visse a lungo, sulla rocca di Cavour.

La biografia di Giolitti viene ripercorsa in modo dettagliato: dalla perdita del padre quando il piccolo Giovanni aveva appena un anno fino alla carriera – sin da giovanissimo – ai più alti livelli dell’amministrazione del neonato stato unitario, tra le capitali Torino, Firenze e Roma; dal rapporto durato quarant’anni con gli elettori di Dronero alle cinque esperienze come Presidente del Consiglio; dalle pagine politiche più gloriose a quelle più dolorose. Cito tra queste ultime: lo scandalo della Banca Romana; i sette lunghi anni di persecuzione e isolamento politico dal 1893 al 1900-1901; la sconfitta della sua posizione rispetto alla Prima Guerra Mondiale tra il 1914 e il 1915; e infine la speranza, subito delusa, di poter assorbire e “costituzionalizzare” il nascente fascismo.

Su Giolitti è calato da decenni un oblio ingiusto. E il silenzio, quando viene rotto, lascia spazio solo alle pagine scure, alla polemica di Salvemini contro il “ministro della mala vita”, all’opposizione dei liberali antigiolittiani.

Il professor Mola pone riparo a questa lettura monca e in ultima analisi ingiusta, e ci offre – a mio personale avviso – un lavoro “fair and balanced”, che ovviamente non nega alcuni nodi, ma li pone nel contesto più appropriato, e ci aiuta ad “accompagnare” Giolitti nella sua lunga e complessa traiettoria.

Lo stato italiano era un sogno che si era appena avverato. L’Italia era assediata da fuori e da dentro. Intorno al nostro paese, all’inizio della vicenda politica di Giolitti, c’era un’Europa armata fino ai denti. E dentro i nostri confini, moti di piazza, tensioni, trasformazioni tumultuose. A Giolitti la sorte affidò il compito di muoversi in un mare in tempesta.

Non sta a questa piccola recensione ripercorrere oltre quarant’anni di politica e di storia. Scelgo, del tutto arbitrariamente, di isolare alcuni aspetti che mi sembrano emergere mirabilmente dal dvd.

  1. La dimensione umana di Giolitti. Fu un uomo potentissimo, per lunghi anni ai vertici dello stato. A maggior ragione, emoziona essere accompagnati dal professor Mola nella stanza dove visse tanta parte della sua vita (a Cavour, specie negli anni post-scandalo della Banca Romana), con il letto a pochi passi dal tavolo di lavoro, in un’esemplare dimensione di semplicità, di rigore, di disciplina, di raccoglimento.
  2. La perfetta conoscenza della macchina amministrativa. Sin da giovanissimo, dal ministero di grazia e giustizia ai ministeri economici, svolse incarichi di altissimo funzionario, e maturò una speciale consapevolezza sul funzionamento dei gangli dello stato. E’ perfino imbarazzante comparare questa attenzione alla superficialità con cui buona parte del ceto politico attuale si disinteressa dell’effettiva implementazione delle leggi da parte dell’amministrazione pubblica.
  3. Il rapporto, per quarant’anni, anche nei momenti di massima crisi e debolezza, con gli elettori del suo collegio di Dronero, che non gli negarono mai la fiducia e la rielezione.
  4. La sua posizione rispetto alla Prima Guerra Mondiale, significativa – a mio modesto avviso – più ancora che nel merito (Giolitti era contro la partecipazione) nel metodo della sua posizione. Giolitti, pur monarchico e rispettoso del Re, fino all’ultimo momento utile cercò di difendere le prerogative del Parlamento.
  5. La sua capacità di distinguere la sfera personale da quella pubblica: era un uomo religioso, ma ciò doveva appartenere alla sfera privata, senza interferenze con lo stato.
  6. L’attenzione al pareggio di bilancio (che era stato raggiunto solo ai tempi di Minghetti, trent’anni prima), e che Giolitti ebbe sempre in mente, insieme alla modernizzazione economica del paese.
  7. L’approvazione del suffragio universale maschile, che avvenne nel corso del suo quarto governo, nel 1912, testimonianza di un sincero sforzo di estendere la base democratica dello stato.
  8. L’appuntamento sfiorato più volte, e – al di là dei sostegni parlamentari ricevuti – in fondo mancato con i socialisti, o almeno con una parte di essi. Fu forse il primo conservatore liberale a intuire la dinamica e le diverse spinte interne al movimento socialista. E chissà, forse un diverso corso delle cose avrebbe potuto risparmiare all’Italia la prova della dittatura fascista.
  9. Il tentativo – come accennavo – di “assorbire” e “costituzionalizzare” il nascente fascismo, tanto che nel 1922 non negò un iniziale sostegno parlamentare al primo governo Mussolini. Ma poi fu oppositore senza tentennamenti, spiegò che l’Aventino era un errore, e disse parole chiarissime nel 1928, dinanzi alla norma che sostanzialmente privava gli italiani della libertà di voto, tramutando le elezioni nella ratifica delle nomine decise dal Gran Consiglio.

Il lavoro curato dal professor Mola ci restituisce un’immagine a tutto tondo. Quella di un monarchico liberale, di un conservatore aperto al progresso, di un liberale che si pose il problema di governare, praticando anche l’arte del compromesso e della manovra parlamentare, ricercando sempre il possibile. Cercando – in modo apprezzabile o discutibile, a seconda dei punti di vista – anche di guardare alla sua sinistra, ma in una logica di salvaguardia dell’ordine liberale, di irrobustimento del neonato stato unitario, di allargamento e consolidamento della sua base popolare.

Gli avversari politici, la stampa, anche i caricaturisti, furono feroci con lui. Fu forse il primo politico italiano, in ragione del suo grande potere e della durata della sua parabola, che conobbe sulla sua pelle una durezza che definirei “moderna” nel rapporto con i media.

A maggior ragione, Giovanni Giolitti merita di essere riscoperto e ridiscusso.

Esattamente ciò – vale per lui e per altre figure gigantesche della storia d’Italia dopo l’Unità e prima della Repubblica – che la scuola e la cultura “ufficiale” italiana non fanno. Dedite come sono a una triste combinazione di oblio, propaganda e riscrittura.

 

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Da stasera riprende la Diretta Facebook – Giuditta’s files live – Appuntamento questa sera alle 19.45

 

 

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