IL LIBRO DEL LUNEDI’ – PAOLO DEL DEBBIO: NON SI CHIEDA AL MERCATO DI FARE CIO’ CHE SPETTA ALLO STATO – Giuditta’s files, la newsletter di Daniele Capezzone – numero 161, 9 gennaio 2017 – PS. STASERA ALLE 21 SU FACEBOOK “GIUDITTA’S FILES LIVE”…

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IL LIBRO DEL LUNEDI’ – PAOLO DEL DEBBIO: NON SI CHIEDA AL MERCATO DI FARE CIO’ CHE SPETTA ALLO STATO.

PRIMA, UN’ANALISI DELLA LINEA DI PENSIERO (ANTI-MERCATO) STIGLITZ-PIKETTY-LATOUCHE-PAPA FRANCESCO.

POI, UNA STORIA MOLTO LEGGIBILE DEL CAMMINO UMANO TRA CONQUISTE DI LIBERTA’ (MAGNA CHARTA, DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA USA, ECC) E DIRITTI MORALI.

INFINE, UNA CONCLUSIONE CON UNA SFIDA PER I LIBERALI: FARSI CARICO DELL’ESCLUSIONE SOCIALE, DELLE PERIFERIE, DEL DISAGIO.

LA NECESSITA’ DI DARE UNA RISPOSTA, IL RISCHIO DELLA SPESA FACILE, IL TEMA ETERNO DELLA LATITUDINE DELL’INTERVENTO PUBBLICO.

 

Oggi torna Giuditta’s files, e, come ogni lunedì, consiglia un libro italiano. Questa settimana ci occupiamo di “Più etica nel mercato? – L’inganno di un luogo comune e le responsabilità della politica” di Paolo Del Debbio (ed. Marsilio – ottobre 2016).

A domani, per la prima nota politica del nuovo anno.

Mentre, per chi vuole, appuntamento a stasera alle 21 per la prima Diretta Facebook “Giuditta’s files live”.

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A proposito di Paolo Del Debbio, il grande pubblico conosce il suo talento di curatore e conduttore di trasmissioni popolari vivaci, accusate dalle élites giornalistiche di populismo, ma meritoriamente anticipatrici di ciò che gli ultimi mesi hanno reso chiaro a tutti, al di qua e al di là dell’Atlantico: la grande sofferenza dei ceti medi e medio-bassi, la questione irrisolta dell’immigrazione, la trasformazione di ogni occasione di voto in una “vendetta” popolare verso l’establishment e i gestori dello status quo.

Una fascia meno larga di opinione pubblica sa o ricorda il suo contributo, dietro le quinte, per la costruzione di un programma liberale per la prima Forza Italia, ormai molti anni fa. E, più in generale, la sua condizione di cattolico-liberale nel centrodestra italiano. Condizione non facile, secondo la felice sintesi (se non ricordo male) di Marco Taradash: in uno schieramento – cioè – che nei primi anni è stato forse poco cattolico, e poi è stato via via sempre meno liberale.

Del Debbio ha via via guadagnato una sua distanza di sicurezza dalla politica attiva (nonostante le recenti pubbliche avances berlusconiane), e chi sa leggere tra le righe può distinguere tra il registro “pop” (diciamo così) delle sue trasmissioni e la tutt’altro che grossolana lettura sociale retrostante.

Semmai, resta da capire come mai in quelle trasmissioni non si trovi un ospite liberale nemmeno a pagarlo oro. Vi troverete regolarmente lepenisti ululanti, così come sul versante opposto qualche esagitato difensore dell’immigrazione incontrollata, ma una presenza liberalconservatrice è sparita dai radar. In ciò, Del Debbio si comporta purtroppo come altri liberali curatori di spazi televisivi e radiofonici: ineccepibili nella predicazione liberale, ma quasi mai desiderosi di fare squadra con chi – bene o male – prova davvero a mettere in pratica quelle idee. In Italia funziona così, e anche gli editori sono più contenti, forse…

Ma Del Debbio ha anche un’altra vita, di docente presso l’Università Iulm, e dalle sue lezioni ha tratto per l’editore Marsilio un pregevole volume appena uscito, dall’esplicito e gradevole taglio didattico.

L’autore parte da un luogo comune, che sente ripetere spesso e che giustamente non lo convince: “Ci vuole più etica nel mercato”. E, sulla base di questo assunto, gli avversari ideologici del mercato sparano le ben note tre cartucce: la disuguaglianza tra ricchi e poveri, i rischi per l’ambiente, la mancanza di una governance globale (specie rispetto alla finanza). Tutta colpa del liberismo, dicono. Anzi, minacciosamente precisano: del “neoliberismo”. E – spiega bene Del Debbio – anche quelli che non cadono nella caricatura più estremista, tendono a spiegare molti dei problemi del nostro tempo attraverso l’”uscita di sicurezza” di una critica di fondo rivolta verso il mercato.

E qui sta l’originalità dell’approccio di Del Debbio, che non si lancia in un’appassionata arringa pro-mercato (che, lo ammetto, mi avrebbe fatto piacere), ma spiazza i suoi interlocutori anti-mercato dicendo loro che sono andati fuori tema. Che stanno chiedendo al mercato qualcosa che al mercato non compete. Che (lo dico con parole mie) il mercato deve fare il mercato, e lo stato deve fare lo stato, senza confusioni di ruoli.

Del Debbio va in gol con facilità citando una limpida massima di Einaudi: “Non possiamo chiedere al mercato di darci più di quello che esso può dare: ad esempio del denaro a chi non ne ha”. E in effetti, la sezione del volume dedicata al pensiero einaudiano è molto efficace. E’ un errore di metodo, spiega l’autore, attribuire al soggetto sbagliato (al mercato, appunto) compiti di giustizia sociale o addirittura pedagogici. Il mercato, per sua natura, si occupa di chi possa formulare una “domanda”, ovvero di chi abbia una corrispondente forza d’acquisto. E’ compito di altri occuparsi di chi vorrebbe ma non può, di chi ha bisogni insoddisfatti, di chi è indigente.

E qui, diversamente dalle regole dei libri gialli, Del Debbio ci svela subito chi sia il “colpevole”, o comunque il soggetto a cui guardare: lo stato, i pubblici poteri. Ma ci arriveremo dopo.

Prima, vale la pena di citare due altre sezioni del volume. In una, Del Debbio illustra in modo “fair” (lasciando intuire una critica, ma senza maramaldeggiare) la linea di pensiero anti-mercato che oggi vede, nelle loro diverse ma in fondo sinergiche “postazioni di lotta”, Stiglitz (fautore della cosiddetta “globalizzazione democratica”, cioè di nuove regole internazionali molto interventiste), Piketty (sostenitore di un sistematico e penetrante intervento dello stato), Latouche (profeta della cosiddetta “decrescita”), e ovviamente il loro leader politico di riferimento, Papa Francesco.

Nella sezione successiva, l’autore (si intuisce, in modo più simpatetico) illustra ai suoi studenti/lettori il cammino della libertà e dei “diritti morali”, nel percorso che ha reso grande l’Occidente, dalla Magna Charta alla Dichiarazione di indipendenza americana, per citare solo un paio di tappe.

Poi, via via, fa notare Del Debbio, sono stati teorizzati “diritti sociali”: e l’essenza della politica moderna, da settanta-ottant’anni, è trovare un equilibrio, un compromesso ragionevole tra le istanze liberali e la realizzazione di alcune domande sociali.

Del Debbio non manca di ricordare posizioni che hanno cercato di offrire una sintesi: il personalismo di Maritain, o, su un altro piano, più pratico e meno filosofico, la teoria della sussidiarietà.

Ma, nella corposa parte finale del volume, si torna al punto, e cioè al ruolo dello stato, dei pubblici poteri. Sta lì, fa capire Del Debbio, il cuore del problema. E’ inutile che gli statalisti se la prendano con il mercato, quando la risposta che cercano è altrove.

A questo lato del problema, Del Debbio giustappone però un’altra faccia della medaglia, che chiama in causa i liberali. Ai quali l’autore pone il problema dell’esclusione sociale, del disagio di ampia parte della popolazione, delle periferie. In particolare sulle periferie Del Debbio si esercita in modo documentato e convincente, citando l’esperienza inglese del rapporto di Richard Rogers (che portò alla trasformazione di Manchester, Birmingham e Sheffield), e l’analoga riflessione di Renzo Piano, qui in Italia, attuata però assai meno incisivamente. La logica è quella di una riqualificazione urbanistica che diventa anche “rammendo” sociale, con una intelligente azione che va dall’edilizia ai trasporti all’ambiente.

Ma, dettagli a parte, quel che conta è il cuore del problema. Del Debbio sfida i liberali a non ignorare il tema. Ovviamente l’autore è uomo di buone letture, e non ignora le risposte (efficaci, dunque inattuate dalla politica) immaginate da Friedman, Hayek, e da altri giganti del liberismo, rispetto al tema della povertà. Non sta a me ripetergliele qui: Del Debbio le conosce benissimo.

Il suo obiettivo – mi pare – è un altro. Rimettere questi temi al centro del dibattito, il che è effettivamente utile: sia per ricondurre la politica a discussioni concrete, sia (contemporaneamente) per obbligare tutti a risposte coerenti con la propria tavola di valori e principi. Personalmente, sono sempre impaurito quando intravvedo mega-piani di spesa pubblica, una crescente latitudine dell’intervento statale, e una disattenzione a quella che a mio avviso è l’istanza liberale per antonomasia, cioè la limitazione del potere. Ma non è questa l’intenzione di Del Debbio. Al suo libro va il merito, semmai, di ricordare agli statalisti che devono assumersi le proprie responsabilità (anziché criticare il mercato). E anche di rammentare a noi liberali che alcuni problemi vanno affrontati, non schivati.

 

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APPUNTAMENTI: INIZIA “GIUDITTA’S FILES LIVE”

DA STASERA DIRETTA FACEBOOK ALLE 21 PER DUE CHIACCHIERE A PARTIRE DA QUALCHE SEGNALAZIONE TRATTA DAI MEDIA INTERNAZIONALI (IN PARTICOLARE STAMPA USA E UK).

Da oggi, nuovo appuntamento (più o meno quotidiano) sulla mia pagina Facebook www.facebook.com/Capezzone (non il profilo privato, ormai esaurito, direi esausto).

Sarò in collegamento dalle ore 21 per qualche considerazione sulla giornata, a partire da qualche spunto tratto dai media internazionali. 

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E’ possibile seguirmi su Facebook cliccando “mi  piace” su  www.facebook.com/Capezzone

Chi non desideri più ricevere questa newsletter può inviare una mail a  d.capezzone@gmail.com

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PROSSIMO APPUNTAMENTO DELLA CONVENZIONE BLU SABATO 28 DICEMBRE, A ROMA, ALL’HOTEL ERGIFE (VIA AURELIA)!!!!

“Nasce il partito, oltre la rabbia. La nostra risposta, seria”.

Tutte le info per partecipare su www.laconvenzioneblu.it

Qui i documenti e il programma liberale, modernizzatore, pro-mercato:

http://laconvenzioneblu.it/mozione/

 

 

 

 

 

 

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