EUTANASIA, RIFLESSIONI PERSONALISSIME…(PLEASE, IT’S COMPLICATED). IO VORREI POTER SCEGLIERE PER ME STESSO. DETTO QUESTO, PROVIAMO A RAGIONARE FUORI DA SCHEMI E SCHEMINI…

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EUTANASIA, RIFLESSIONI PERSONALISSIME…(PLEASE, IT’S COMPLICATED). IO VORREI POTER SCEGLIERE PER ME STESSO. DETTO QUESTO, PROVIAMO A RAGIONARE FUORI DA SCHEMI E SCHEMINI…
1. Premessa di metodo. Inviterei tutte le persone ragionevoli (ovunque collocate, e comunque la pensino nel merito) a evitare di “weaponize” questi temi, a non usarli come arma o clava, ma a discuterne cercando di comprendere e rispettare le ragioni di chi la pensa diversamente. Tutti rispettino tutti.

2. Vale per chi ha una visione contraria ad alcune libertà personali (suo rispettabilissimo diritto, ci mancherebbe) ma poi (e qui la cosa non funziona più) vorrebbe imporre questa stessa visione a tutti gli altri. E questo non è accettabile.

3. Ma vale anche (sul versante opposto, quello – diciamo – pro diritti civili) per chi – più o meno consapevolmente – rischia di fare di queste materie il terreno di un nuovo conformismo e di una nuova omologazione, se trasforma la discussione non nel riconoscimento positivo di ogni singolarità e diversità, ma (direi io: in un rovesciamento da neolingua orwelliana) nell’imposizione a tutti di una uniformità. Non funziona neanche questo schema. Ne’ serve a qualcosa (non nascondo di averlo fatto anch’io qualche volta, e di averne tuttora la tentazione) trattare come oscurantisti quelli che la pensano diversamente. Errore pure questo!

4. Personalmente, da liberale e da persona che diffida dello stato, ritengo che lo spartiacque sia SEMPRE quello di allargare la sfera di decisione individuale e privata, e di ridurre la sfera di decisione pubblica, collettiva, statale. Ergo, così come vorrei che lo stato avesse meno potere sul mio portafoglio, per le medesima ragione vorrei decidere io sulla mia vita, e anche sulla sua eventuale fine anticipata.

5. Per tanti versi, su tutte queste materie, si dimostra (a mio avviso) la preferibilità dei sistemi anglosassoni di common law, che consentono alla giurisprudenza di adattarsi ad ogni singolo caso (diverso da ciascun altro), rispetto al modello continentale della previsione unica di legge.

6. È pur vero (mannaggia, povera Italia…) che qui affidare tutto alla magistratura significa il caos: una cosa a Torino, una diversa a Napoli, un’altra ancora in ciascun diverso Tribunale…

7. Il caso belga va esaminato con attenzione e con estrema cautela, evitando crociate a prescindere pro o contro. Prima occorre ragionare, capire, interrogarsi. Si tratta di un minore. Sono sentiti i genitori (che però sono nel pieno di un turbine emotivo, com’è evidente) e poi anche gli esperti. Ma chi sono questi esperti? Siamo sicuri (nella legge belga uno sforzo c’è, ma basta???) che si possa “costruire” un quadro decisionale “intorno” all’interessato? Ma non dovrebbe essere sovrana ed esclusiva la volontà proprio della persona coinvolta? In Belgio si cerca di acquisire la volontà del minore, e anche di verificare (ancora gli esperti…) che la depressione e la condizione psicologica non pesino troppo. Ma è possibile farlo? Sta qui il mio dubbio: per la mia personalissima visione, in cui l’INDIVIDUO è sovrano rispetto allo stato, mi pare difficile (per quanti sforzi si facciano, e mi pare che la normativa belga ne faccia) acquisire in queste condizioni (minore+genitori+esperti) un sovrano atto di volontà INDIVIDUALE.

8. In ogni caso, questa vicenda belga non dovrebbe essere usata per impedire la discussione sui maggiorenni in Italia.

9. In Italia si sono fatti (purtroppo tardi e faticosamente) passi importanti sulle cure palliative, ma permane un fenomeno di eutanasia “clandestina”, con opache e dolorose pratiche più o meno silenziosamente “concordate” nell’ombra. Sarebbe meglio, a mio avviso, portare tutto alla luce.

10. Considererei un errore drammatico da parte del centrodestra italiano schiacciarsi culturalmente (nei toni, nelle dichiarazioni, nell’approccio) su una linea illiberale. Nessuno imponga nulla a nessuno. Ognuno ragioni, si interroghi. E ciascuno scelga. Su queste materie non c’è “disciplina di partito” (?!?) che tenga.

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