IL LIBRO DEL LUNEDI’ – ALFONSO CELOTTO E IL SUO CIRO AMENDOLA, UN “VIRGILIO” NELLA SELVA DI LEGGI E BUROCRAZIA, DI TANTO IN TANTO “ASSALITO” DALLA VITA OLTRE LE CARTE – Giuditta’s files, la newsletter di Daniele Capezzone – num. 86, 12 settembre 2016

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IL LIBRO DEL LUNEDI’ – “NON CI CREDO MA E’ VERO”, ALFONSO CELOTTO E IL SUO CIRO AMENDOLA: UN “VIRGILIO” NELLA SELVA DELLA BUROCRAZIA E DELLE LEGGI.  

L’AUTORE CI PORTA NEL LABIRINTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: UN IRRESISTIBILE “DECALOGO” DELLE CATTIVE ABITUDINI DEL PUBBLICO IMPIEGATO.

E – SULLO SFONDO – IL GIOCO DI SPECCHI TRA L’INFLESSIBILE DOTT. AMENDOLA E IL SUO “ALTER EGO PRIVATO” CIRO, ASSALITO DI TANTO IN TANTO DALLA VITA (OLTRE LE CARTE…).

IL GIOCO DEL “DOPPIO”? UNA CHIAVE PER CAPIRE SE STESSI: NESSUNO E’ UN MONOLITE…

 

Ogni lunedì Giuditta’s files consiglia un libro italiano. Questa settimana ci occupiamo di “Non ci credo ma è vero” di Ciro Amendola/Alfonso Celotto (ed. Historica)

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Può un “doppio” contenere e generare un altro “doppio”? Come in un gioco di specchi divertito e divertente, la risposta è: assolutamente sì.

Alfonso Celotto vive in prima persona una feconda doppia identità. Da un lato, quella di autorevole, stimato e brillante costituzionalista. Dall’altra, quella di narratore capace di catturare l’attenzione del lettore, e insieme di intrattenerlo e arricchirlo.

Da qualche anno (siamo ormai alla terza prova, l’una più riuscita dell’altra: nel 2014 l’esordio con “Il dottor Ciro Amendola, direttore della Gazzetta Ufficiale”; nel 2015, il sequel “Il pomodoro va rispettato”, e quest’anno “Non ci credo ma è vero”), Celotto ha portato in scena il suo protagonista, che a sua volta vive una dialettica tra due lati di se stesso.

Da una parte, c’è la dimensione ufficiale: quella dell’inflessibile Direttore della Gazzetta Ufficiale, un orologio “svizzero-napoletano”, un custode rigoroso della forma e della norma scritta, che sogna (è la sua missione esistenziale) di poter un giorno riordinare e classificare l’intero ordinamento normativo italiano, dall’unità d’Italia ai giorni nostri. Dall’altra, c’è la sua dimensione privata: accanto al dottor Amendola, c’è pur sempre Ciro, assalito dalla vita (oltre le carte…), dall’amore, dalle ansie dell’incontro con le donne, dagli inganni e i dolori che gli amici (veri o presunti) possono provocarci, e – in ultima analisi – dal dominio del caso, che si diverte a imporci i suoi capricci.

Siamo dinanzi a un divertissement colto, originale e tutt’altro che disimpegnato. Perché, tra un sorriso e una divagazione, e sapendo bene quanto la narrativa sia più efficace della pomposa e noiosa saggistica, Celotto si candida a essere il nostro “Virgilio” nella foresta della burocrazia.

Di più: stavolta, il dottor Amendola mette nero su bianco un vero e proprio “decalogo” delle cattive abitudini del pubblico impiegato. E’ una lettura irresistibile (e dolorosa, però…), che fa tesoro del combinato disposto rappresentato dalla furbizia lavativa del dipendente pubblico italico e soprattutto del suo potentissimo innesco, cioè la “selva selvaggia” di norme che rendono impossibile la vita del cittadino e offrono sempre una comoda exit strategy alla Pubblica Amministrazione.

Non svelo la trama di “Non ci credo ma è vero” (sarebbe delittuoso togliere al lettore il piacere di scoprirla da sé), ma mi limito a indicare due “comandamenti” del decalogo. Quale la scappatoia migliore per bloccare una pratica complicata? Organizzare una riunione con almeno dieci partecipanti per valutarla: tra la fatica della convocazione (conferme, spostamenti di sala, variazioni, ecc.) e il numero “tatticamente” alto dei partecipanti, è matematico l’esito dilatorio-inconcludente della riunione. Ancora: che fare quando c’è una pratica ancora più complessa? Elementare: quella pratica NON va lavorata, ma semplicemente accantonata. Guai a prendere una decisione, a fare una scelta: meglio confidare che il tempo lasci maturare-marcire la questione.

Ma oltre a questa denuncia civile (che non perde forza per il fatto di essere scritta sorridendo, anzi…), Celotto ha il merito di offrirci anche un altro piano di lettura, come accennavo: quello che investe il “fattore umano”, la vita di “Ciro” una volta smessi i panni da severissimo Direttore della Gazzetta Ufficiale.

Con saggezza e umanità, l’autore ci porta in un territorio pieno di cose da imparare (una competenza rara su gastronomia e vini, una strizzata d’occhio “crociana” alla scaramanzia, la passione per la corsa, ecc.), ma soprattutto pieno – per ogni lettore – di occasioni di confronto con se stesso: nessuno è un monolite, e tutti dobbiamo fare i conti con un altro lato possibile di noi stessi; tutti dobbiamo cercare un equilibrio tra i diversi aspetti delle nostre scombinate esistenze; tutti possiamo ricercare l’eccellenza (anche nelle cose più piccole!) come sfida per crescere e migliorarci, anche valorizzando in positivo le nostre tendenze ossessivo-compulsive; tutti possiamo cercare sia nel lavoro sia nelle nostre passioni una medicina contro l’ansia e la timidezza; tutti possiamo fare del nostro meglio nelle attività a cui ci dedichiamo. Per il piacere di essere utili a chi ci sta vicino, certo: ma – soprattutto, forse – per capire e accettare meglio noi stessi.

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PREANNUNCIA LA TUA PARTECIPAZIONE A WWW.LACONVENZIONEBLU.IT

L’attesa è finita. Se posso, mi permetto di invitare tutti ad andare sul sito www.laconvenzioneblu.it e preannunciare la propria adesione e partecipazione all’evento lanciato dai Conservatori e Riformisti con Raffaele Fitto. Il 22 ottobre, a Roma, nasce un movimento: che vuole primarie all’americana per il centrodestra e una limpida alternativa a Renzi. Se ci saranno queste primarie, bene per il centrodestra. Se non ci saranno, e quindi se il centrodestra perderà l’occasione di una competizione aperta e intelligente, sarà – paradossalmente – una ragione di più per battersi (con la forza delle idee) affinché i principi liberali non restino totalmente senza casa in questo spazio politico. Ripartiamo da quattro idee-forza, in cui tanti amici ritroveranno anche le ragioni profonde del mio impegno politico, e anche un pochino del mio lavoro di questi ultimi mesi e anni. Chi ci sta? Il 22 definiremo insieme regole, nomi, percorsi, parole d’ordine. Questa è una prima base di lavoro: molto chiara per ciò che dice e per quel che lascia capire…Proviamoci insieme!

 

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