TORNA GIUDITTA’S FILES! OGGI RECENSIONE DI “OVERLORD” DI CARLO NORDIO – Giuditta’s files, la newsletter di Daniele Capezzone – numero 81, 5 settembre 2016

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TORNA L’APPUNTAMENTO CON GIUDITTA’S FILES: ECCO CHE COSA SUCCEDERA’ DAL LUNEDI’ AL VENERDI’ (INCLUSO IL SEGUITISSIMO MINI-CORSO DI INGLESE PER IL PREMIER E LA SUA CERCHIA ETRUSCA…)

E IL LUNEDI’ RECENSIONE DI UN LIBRO ITALIANO: OGGI COMINCIAMO CON “OVERLORD” DI CARLO NORDIO.

 

Riprende oggi l’invio di Giuditta’s files, la piccola newsletter che giunge così alla sua ottantunesima uscita. Ci rileggeremo dal lunedì al venerdì con alcune novità.  

Il lunedì (e cominceremo oggi) ci sarà la recensione di un libro italiano. Nei tre giorni centrali della settimana ci sarà un’analisi politica o economica (cominceremo domani). Il venerdì la recensione di un libro inglese o americano.

Nei tre giorni centrali riprenderà anche il seguitissimo mini-corso di inglese curato da Giuditta (che è una micia British!) per il premier Renzi, sempre meno fluent nel suo English. Mentre la prima edizione del corso era dedicata a idioms e phrasal verbs, questa seconda edizione sarà focalizzata su citazioni tratte da libri inglesi o americani, anche nel tentativo di incoraggiare a letture un pochino più impegnative un Primo Ministro (apprendiamo dai retroscena) troppo preso dalle miniserie tv, da lui stesso suggerite e indicate (pare) come punto di riferimento culturale per la sua cerchia etrusca.

Ma torniamo seri. Desidero ringraziare il quotidiano Italia Oggi che ha spesso generosamente valorizzato questi piccoli scritti. Mi permetterò anche di risegnalare qui gli interventi che pubblico e curo altrove (ringraziando per l’ospitalità ciascuna di queste testate): il lunedì e il venerdì su Affaritaliani.it (la rubrica Menospesamenotasse), la domenica su Formiche.net (un nuovo blog settimanale inaugurato ieri), e presto anche altre piccole sorprese e novità. Più, ogni tanto, qualche intervento politico su giornali e siti non italiani.

Ovunque, lo sforzo è sempre lo stesso: provare ad articolare e diffondere idee liberali, far circolare un software aperto e libero, dare un piccolo contributo di riflessione e proposta.

Grazie a tutti per la pazienza e l’attenzione.

***

IL LIBRO DEL LUNEDI’ – “OVERLORD”, CARLO NORDIO, E LA FORZA DELLA GRANDE STORIA.  

IL MITO DI CHURCHILL, IL CORAGGIO INGLESE E AMERICANO, LA COMPLESSA PREPARAZIONE DELLO SBARCO IN NORMANDIA, E IL GIOCO DI INGANNI TRA L’INTELLIGENCE ALLEATA E QUELLA NAZISTA.

UNA NARRAZIONE SALDA NEI VALORI E CARICA DI MOTIVATA AMMIRAZIONE VERSO LONDRA. MA NON PRIVA DI NUANCES, DI SFUMATURE, DI INTELLIGENTE COMPRENSIONE DI COME, DENTRO L’INCUBO NAZISTA, NON TUTTI FOSSERO AUTOMI BRUTALI.

LA CONSAPEVOLEZZA E L’ORGOGLIO DEI PRINCIPI OCCIDENTALI FURONO DECISIVI PER SCONFIGGERE IL NAZIFASCISMO. OGGI INVECE TROPPI NEGANO ED ESORCIZZANO IL NAZI-ISLAMISMO…

 

Da oggi, ogni lunedì Giuditta’s files consiglierà un libro italiano. Questa settimana ci occupiamo di “Overlord” di Carlo Nordio (Mondadori)

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Di Carlo Nordio si sa che è un magistrato capace e competente impegnato in alcune delle inchieste più rilevanti della vita pubblica italiana degli ultimi decenni. A suo merito c’è anche una coraggiosa riflessione pubblica sui temi della giustizia, lontanissima dagli approcci corporativi, e – a maggior ragione – dai conformismi manettari e giustizialisti. Ne sono testimonianza le sue reiterate prese di posizione controcorrente: a favore del superamento del “dogma italiano” dell’obbligatorietà dell’azione penale; a favore di una discussione laica e senza pregiudizi sulla separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti; contro un allungamento senza limiti della prescrizione; contro l’abuso delle intercettazioni.

Chi lo segue conosce anche una sua “seconda vita” di narratore originale e colto, capace di conciliare una minuziosa ricostruzione storica e un racconto vivo e coinvolgente. Gli accadde tre anni fa con “Operazione Grifone” (storia di una spia nazista), e gli è accaduto in modo a mio avviso ancora più felice con il recentissimo “Overlord”, pubblicato lo scorso aprile.

Il contesto in cui questo nuovo romanzo si colloca è la lunga e complessa preparazione dello sbarco alleato in Normandia nel 1944. Americani e inglesi non possono sbagliare, e la posta in gioco è altissima. Eisenhower e Churchill sanno che circa un milione di soldati tedeschi sono ammassati in Francia, pronti a contrattaccare. Le condizioni ambientali si annunciano estreme, ben più complicate degli sbarchi in Sicilia o a Salerno o ad Anzio. Non solo un eventuale fallimento dell’operazione, ma anche un suo rinvio potrebbe essere fatale, dando alla Germania i mesi di tempo necessari a predisporre nuove armi, a sferrare un attacco decisivo contro Londra, e a proseguire l’azione di sterminio e occupazione in Europa. Oppure (scenario alternativo, ma in prospettiva non meno inquietante) le difficoltà alleate potrebbero giovare alla Russia, per consentirle di battere i tedeschi ma di allungare la sua ombra minacciosa sull’intera Europa.

Ecco perché è decisivo scegliere il punto dove sbarcare, per cogliere di sorpresa i nazisti: Calais? Oppure la Bretagna? Oppure (come poi sarà) la Normandia? E soprattutto occorre condurre, in parallelo rispetto alla preparazione militare in senso stretto, una sofisticatissima partita a scacchi con l’intelligence tedesca, per depistare i nazisti sul luogo effettivamente prescelto.

Il racconto di Nordio parte da un drammatico incidente avvenuto proprio in questa sfibrante fase preparatoria. In una simulazione dello sbarco, a causa di un errore di comunicazione degli americani, i nazisti sono in grado di affondare due navi alleate. Il bilancio è drammatico: oltre 600 morti. Ma, tragedia nella tragedia, risultano dispersi anche dieci ufficiali americani a conoscenza degli effettivi piani di sbarco: alla fine risulteranno morti, tranne uno, Clarence Collins, che gli inglesi riusciranno a trarre in salvo, ma che i tedeschi credono ancora vivo, e quindi catturabile. A maggior ragione, inizia una caccia all’uomo da parte dei nazisti, che hanno nelle mani uno dei collaboratori di Collins: il soldato catturato non conosce e quindi non può rivelare i piani noti al suo superiore (il giovane invece li ignora), ma, sotto l’effetto delle droghe somministrategli dai tedeschi, conferma che il suo superiore sa tutto.

Gli inglesi, maestri di strategia e di tattica, decidono di trasformare questa potenziale sciagura in una opportunità. Scelgono dunque di incaricare un altro loro uomo di straordinarie qualità di fingersi Collins, di recitare la parte del disperso, e di consegnarsi come naufrago in Francia ai tedeschi. E il finto Collins farà egregiamente la sua parte, recitando il copione con astuzia e coraggio, e inducendo i tedeschi a credere che l’attacco avverrà a Calais.

Ma purtroppo, nel campo tedesco, rispetto alla brutalità della Gestapo, prevale la raffinatezza dei vertici dello spionaggio militare. E proprio un’abilissima spia nazista, a sua volta infiltrata nel campo inglese, riesce casualmente a comprendere che il finto Collins è – appunto – un impostore, e che l’indicazione di Calais è un clamoroso depistaggio.

Non svelo come la genialità inglese e l’abilità del finto Collins riusciranno a tirarsi fuori da tutto ciò, a sventare il pericolo, e a operare per la buona riuscita dell’operazione. Ma il racconto è davvero palpitante nel suo ritmo, e insieme accuratissimo nella ricostruzione storica.

Trama a parte, “Overlord” ci lascia con almeno tre importanti considerazioni a margine.

La prima è la motivatissima celebrazione di Churchill fatta da Nordio. Qui non siamo dinanzi al Churchill ruggente del 1940, dei grandi e magici discorsi contro i nazisti, ma ad un Churchill più stanco, inquieto sulle sorti della guerra, consapevole della centralità degli americani e del generale Eisenhower (vivissima ed efficace nel romanzo la descrizione un incontro tra i due). Eppure Nordio coglie un punto essenziale: la passione del Primo Ministro per spionaggio e controspionaggio, la sua intuizione di dare vita (accanto all’MI6) al Soe (Special Operations Executive), cioè ad un ulteriore servizio per infiltrare persone apparentemente “normali” nelle file nemiche, per preparare il terreno all’azione alleata nell’Europa occupata. Nordio è preciso nel descrivere la dialettica aspra tra i “professionisti” dell’MI6 e i “dilettanti” del Soe, e le pagine in cui descrive il dialogo appassionato, teso, ma carico di stima e fiducia reciproca, tra Churchill e i capi dei servizi sono davvero riuscitissime.

La seconda considerazione si lega alla mano felice con cui Nordio entra nell’orrore del mondo nazista, evitando la banalità di descriverlo come un monolite, ma cogliendone contraddizioni, conflitti, nuances, sfumature. Memorabili le pagine in cui l’autore descrive l’illustrazione delle strategie difensive naziste fatta a Hitler dai vertici militari, con le opinioni contrapposte di Rommel e Von Runstend. E felicissima è la descrizione del personaggio nobile e tragico del colonnello Von Gruber, figura di spicco dello spionaggio miliare nazista. Nordio ne coglie non solo la disillusione e il dissenso ormai radicale ed esistenziale verso il regime (Von Gruber ha saputo delle deportazioni e dei campi di sterminio): ma, perfino al di là di questo, l’autore ci ricorda che anche dalla parte sbagliata della storia possono esserci figure colte, intelligenti, umane, che il destino ha collocato su un fronte e non sull’altro.

La terza considerazione non sta direttamente nel romanzo di Nordio, ma è stimolata da questa lettura. Churchill e gli alleati hanno vinto contro l’incubo nazista non solo sul piano militare, ma anche perché hanno voluto e saputo coinvolgere l’opinione pubblica, perché hanno scommesso sulla consapevolezza e sul coinvolgimento popolare, perché hanno messo al centro valori e princìpi che hanno chiesto ai loro concittadini di difendere nelle ore più tragiche. Oggi le leadership occidentali, dinanzi al nazi-islamismo, sembrano fare il contrario: attenuare, smussare, negare la guerra in corso contro di noi, e perfino (pateticamente: è successo dopo Nizza e dopo Monaco) cercare di “medicalizzare” il problema, derubricandolo – in qualche misura – a una questione di psicolabili autoarruolatisi nell’estremismo islamista. Questo libro ci ricorda che nel 1940-45, per fortuna, non si fece così: si seppe guardare il male dritto negli occhi. E si vinse.

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