Pil, Capezzone: Renzi da “zero virgola” a “zero senza virgola”

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Pil. Capezzone, Renzi da “zero virgola” a “zero senza virgola”

Dichiarazione di Daniele Capezzone, deputato Conservatori e Riformisti

Dunque, l’Istat ha detto oggi quello che alcuni di noi scrivevano da settimane: la crescita italiana ha bruscamente rallentato nel secondo trimestre dell’anno. Anzi, si è fermata.

Potremmo dire che Renzi è passato da “zero virgola” a “zero senza virgola”.

Già’ l’anno scorso, lo 0,8% finale di crescita del Pil fu prodotto da un andamento discendente, non dimentichiamolo: 0,4% nel primo trimestre, 0,3 nel secondo, 0,2 nel terzo, e 0,1 nell’ultimo trimestre. E l’Italia finì per contendere a Grecia e Finlandia la “maglia nera” del Paese Ue con la crescita più stentata. Per quest’anno, il Governo aveva fatto previsioni complessive di crescita superiore all’1%.

Ora,realisticamente il dato di fine anno 2016 sarà certo sopra lo zero, ma significativamente contratto rispetto alle previsioni. Proviamo a trarne alcune conseguenze:

1. Resta il giudizio di fondo. Renzi ha sciupato l’anno buono, cioè il 2015, quando godeva di condizioni esterne irripetibili (no terrorismo, no panico in Occidente, e, anzi, tre fattori di grande positività: il lancio del Quantitative Easing, l’euro basso, il petrolio basso). Anziché preoccuparsi di rilanciare l’economia, ha inchiodato Governo e Parlamento a discutere di Italicum e Senato. Ecco i risultati.

2. Per due volte, Renzi ha respinto la nostra proposta di uno “choc” fiscale, avanzato con emendamenti dichiarati tecnicamente ammissibili (perché coperti, appunto), ma da lui sistematicamente respinti. Errore drammatico. Perché Renzi ha mostrato di non capire che per fare un “salto di qualità” serviva e serve un “salto di quantità”, cioè un’entità di tagli fiscali non omeopatica, non impercettibile, ma capace – per dimensione e simultaneità – di dare una frustata positiva. Per questo, noi proponevamo (e riproporremo) un taglio fiscale di 48 miliardi complessivi (3 punti di Pil), di cui già 24 il primo anno, ovviamente accompagnati da corrispondenti tagli alla spesa pubblica improduttiva. Si può fare, aggredendo capitoli ben precisi: eccessi nelle spese delle Regioni, introduzione vera dei costi standard nella sanità, taglio vero delle municipalizzate, taglio negli acquisti di beni e servizi della Pubblica amministrazione. Insisteremo.

3. L’Italia ha tre cancri: tasse alte, spesa alta, debito alto. Su queste tra malattie, sia i medici del vecchio centrosinistra, sia quelli del vecchio centrodestra, sia i tecnici, sia Renzi hanno adottato una strategia di “negazione” e di “gestione”. L’idea di fondo è stata: non facciamo nulla di radicale, cerchiamo di evitare danni, e gestiamo lo status quo con decoro (con qualche mancia elettorale, in funzione delle esigenze della maggioranza del momento). Peccato, però, che per questa via si sia rimasti prigionieri degli “zero virgola”.

4. Renzi ora confida che Bruxelles (già clemente con Spagna e Portogallo, che hanno superato il 5 e il 4% del rapporto deficit/Pil) possa essere di manica larga anche con l’Italia, in vista della prossima legge di stabilità. Probabile, anzi certo. Ma il “buco” già c’è: avrà da coprire 15 miliardi di clausole di salvaguardia (messe anche dallo stesso Renzi, non solo dai suoi predecessori); altri miliardi di buco dovuti (scopriremo quanti…) alla differenza tra la crescita prevista e quella più stentata che effettivamente si realizzerà nel 2016; più un’altra decina di miliardi tra missioni militari e ammortizzatori sociali. Al momento, rispetto a questa montagna, all’Italia è stato accordato un margine di flessibilità europea di circa 13 miliardi. E tutto il resto? E tutto quello che servirebbe per un megataglio di tasse?

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