BANCHE, RENZI E PADOAN AFFONDANO, MA DICONO CHE VA TUTTO BENE: PIU’ VALIUM PER TUTTI? – Giuditta’s files, la newsletter di Daniele Capezzone – numero 79, 4 agosto 2016

il

SCENARI – QUALCUNO INFORMI RENZI E PADOAN CHE I LORO PIANI SULLE BANCHE STANNO FALLENDO MISERAMENTE. ASPETTANO LA CORSA AGLI SPORTELLI? 

PATETICO TENTATIVO DI “DISTRAZIONE” DA PARTE DEI MEDIA MAINSTREAM, QUELLI CHE AVEVANO FATTO VOLANTINAGGIO A FAVORE DI ATLANTE 2 (CHE STA ABORTENDO PER MANCANZA DI ATTORI)

ANCORA PIU’ PATETICO PENSARE A RICAPITALIZZARE MPS SENZA PRIMA RISOLVERE LA QUESTIONE NPL: NESSUNO VUOLE BRUCIARE I PROPRI SOLDI.

RENZI DOPO L’INTERVISTA A CNBC (IN UNA LINGUA ARCANA: SECONDO LUI, SAREBBE INGLESE…) SI CONFERMA UN RE MIDA AL CONTRARIO: MENTRE “RASSICURAVA”, RAFFICA DI SOSPENSIONI IN BORSA. 

RESTA UN’UNICA STRADA: IL RICORSO ALL’ESM…

 

Qualcuno informi Renzi e Padoan che il loro piano sulle banche sta fallendo miseramente.

L’altro ieri – povero Renzi – il Premier, in versione Mr Bean, si è fatto intervistare da Cnbc, la tv americana che si dedica ai mercati finanziari. Obiettivo: “rassicurare”. Peccato che mentre l’intervista andava in onda (in una lingua arcana: per Renzi, pare fosse inglese…), le Borse registravano una raffica di sospensioni dei titoli bancari.

Un disastro. E non si capisce cos’altro debba succedere per svegliare il Governo dal suo torpore: forse una corsa agli sportelli? Il caos con le code dei correntisti infuriati?

Ieri Padoan, a Montecitorio, ha ancora una volta distribuito Valium. In pochi gli abbiamo ricordato gli errori del Governo, che hanno condotto all’impasse di queste drammatiche giornate.

Proviamo a sintetizzare la situazione:

  1. Atlante 2, com’era ovvio (e com’è sacrosanto), non trova sottoscrittori: nessuno vuole regalare l’oro alla patria…
  2. Mi pare difficile ricapitalizzare con successo Mps senza risolvere la questione degli NPL: nessuno vuole bruciare il proprio denaro.
  3. Appare abbastanza fantozziano anche il tentativo dei media mainstream di indorare la pillola, di delineare scenari confusi, dopo aver colpevolmente fatto “volantinaggio” a favore di Atlante 2.

In Parlamento, con i miei colleghi Conservatori e Riformisti, avevamo per tempo indicato soluzioni, costantemente inascoltati:

  1. avevamo chiesto un serio percorso di preparazione al bail-in (pur essendo, da liberali, contrari ai vecchi salvataggi a spese dei contribuenti con il bail out);
  2. avevamo chiesto una grande campagna di informazione a favore di investitori e risparmiatori, affinché differenziassero i loro risparmi e non mettessero tutte le uova in un solo paniere…
  3. avevamo chiesto un confronto più duro con l’Europa per usare il Fondo interbancario di tutela dei depositi (quindi denaro privato) all’epoca della crisi delle prima quattro banche;
  4. avevamo chiesto di ristorare i risparmiatori e gli investitori che avevano subito perdite nella forma più market-friendly possibile (e senza spendere un euro di denaro pubblico), e cioè riproponendo la soluzione adottata nel 1982 dopo la crisi dell’Ambrosiano: dare dei warrant agli obbligazionisti subordinati;
  5. avevamo spiegato che tutte le cose fatte finora (fondo Atlante, eccetera) erano tutti “cerotti” insufficienti.

Non ci hanno dato retta, ci hanno detto no su tutto da due anni.

Nel nostro recente convegno con Natale D’Amico, Lamberto Dini e Alberto Mingardi, è stata indicata una soluzione seria, strutturale, duratura: il ricorso all’ESM, programma di assistenza (cosiddetto fondo salvastati) che ha una dotazione enorme. In Spagna ha funzionato: e non mi pare che quel Paese abbia subito una condizionalità maggiore di quella che verrà all’Italia dalle cose, dalla fragilità alla quale resteremo appesi inevitabilmente…Meglio bussare da fuori alla porta dell’ESM, prima che qualcuno esca da dentro e ci imponga condizioni ancora più umilianti.

  

LETTURE – MOZIONE SU TERRORISMO E POLITICA INTERNAZIONALE PRESENTATA IERI DAI DEPUTATI CONSERVATORI E RIFORMISTI 

La Camera dei Deputati,

premesso che:

  1. da anni assistiamo a una sequenza spietata di atti terroristici perpetrati da organizzazioni fondamentaliste islamiste per un verso contro contro obiettivi e vittime occidentali, e per altro verso contro altri innocenti cittadini nel mondo arabo. L’elenco è ormai pressoché interminabile: dalle Due Torri a Madrid, da Londra a Copenaghen, da Parigi a Bruxelles, da Nizza alla Germania, dai turisti occidentali in Asia a quelli in Africa, fino al sacrilego atto di Rouen, con l’uccisione di un sacerdote, nel corso di una messa, sull’altare, dinanzi ai suoi fedeli;
  1. appare francamente inadeguato il tentativo di derubricare questi eventi, di volta in volta evocando l’irrilevanza del fattore religioso, oppure appellandosi a patologie mentali degli attentatori, oppure enfatizzando la reazione di panico (quasi fosse un sentimento inopportuno e fuori luogo) dell’opinione pubblica occidentale;
  1. occorre chiamare le cose con il loro nome. Purtroppo, in questo momento storico, nel mondo islamico sembrano prevalere il pensiero e l’azione di chi interpreta in modo violento, dogmatico e fondamentalista quel credo religioso. Quei gruppi, e il relativo network del terrore, si sono dati un obiettivo di lungo periodo – apertamente proclamato – e cioè la realizzazione di un grande califfato; nel cammino verso quel disegno di oppressione, perseguono intanto due strade intermedie: la semina di terrore attraverso azioni criminali diffuse (dirottamento ed esplosione di aerei, autobombe, attacchi suicidi in strade e aeroporti, assassinii plurimi anche in forme altamente simboliche, eccetera) e anche la destabilizzazione attraverso l’immigrazione di massa, peraltro con un forte rischio (finora largamente sottovalutato) di infiltrazioni fondamentaliste;
  1. finora, purtroppo, al di là di testimonianze molto minoritarie e marginali, non si è assistito a una dissociazione esplicita, di massa, inequivocabile, da parte del cosiddetto mondo musulmano “moderato”. Da troppe parti e in troppi ambienti, prevale invece un silenzio inquietante;
  1. c’è un punto di fondo, “ideologico”, che va messo a fuoco. Gli architetti del terrore non vogliono “solo” la nostra morte: rifiutano ogni altra legge ad eccezione della sharia, interpretata nel senso più violento ed estremista; rifiutano ogni distinzione tra religione e stato; negano qualunque differenza tra peccato e reato; negano i diritti delle donne; negano il diritto stesso all’esistenza delle persone omosessuali; considerano alla stregua di una pratica perversa e decadente – quindi da punire – lo stile di vita occidentale; disprezzano la libertà, la democrazia, lo stato di diritto, i fondamenti stessi della civiltà occidentale, il lascito che ci viene da migliaia di anni di storia e tradizioni, passando per Atene, Roma e Gerusalemme.
  1. occorre dunque, prima di ogni altra cosa, una piena consapevolezza del quadro in cui ogni azione internazionale e nazionale deve inserirsi.

Tutto ciò premesso, la Camera impegna il Governo:

  1. sul piano internazionale, a sostenere attivamente e anche a partecipare alle missioni internazionali volte a sradicare militarmente (in Medio Oriente e in Africa) Isis e le altre organizzazioni fondamentaliste. Dalla Siria alla Libia, i gruppi terroristici sfruttano da anni il vuoto e l’arretramento occidentale per avere basi logistiche, per gestire pezzi di territorio e lucrosi traffici petroliferi, per addestrare uomini, per ottenere supporto economico e logistico anche da entità statuali nel mondo arabo. Una chiara sconfitta militare di Isis è dunque una precondizione essenziale anche per evitare un più facile reclutamento di altri militanti estremisti, i quali saranno meno orientati ad aderire ad una causa perdente, sconfitta, battuta;
  1. sul piano interno, ad affiancare alla doverosa attività di sicurezza e intelligence già in atto, alcune misure chiare ed esplicite. Evochiamo le due principali. Da un lato, la chiusura immediata delle moschee irregolari, di ogni luogo di culto irregolare e senza controlli, e quindi l’apertura solo di moschee e luoghi di culto autorizzati e controllati, dove si predichi necessariamente in italiano. Dall’altro, una svolta in materia di immigrazione, ponendo fine ad una logica di accettazione senza limiti, e vincolando l’accettazione – come accade da anni in altri Paesi occidentali – a flussi rigorosamente predeterminati sia nella quantità di persone accoglibili sia nella loro tipologia, in base a numeri e profili concretamente compatibili con le esigenze del nostro mercato del lavoro (settore per settore), in modo che chi arriva possa essere positivamente assorbito e messo al lavoro. Una diversa linea di accoglienza senza limiti, senza prospettive di sistemazione e di occupazione, sarebbe un fattore di caos, e anzi un favore ai trafficanti di esseri umani e agli eventuali infiltratori di cellule del terrore.  

 

GRAFFI

Giuditta è una gattina buonissima, ma ogni tanto graffia. Nel tempo libero, essendo una micia British, è disponibile a dare ripetizioni di inglese al Primo Ministro italiano e ai suoi amici (etruschi e non).

La frase di oggi è: “to break one’s neck”

Siamo davanti a un caso di pressoché totale coincidenza tra italiano e inglese. Per dire che uno si rompe l’osso del collo, gli inglesi usano un’espressione sostanzialmente identica. Esempio: After next autumn’s referendum, Renzi may break his neck…

***

Domani, ultimo giorno di uscita di Giuditta’s files prima della pausa di agosto, un IMPERDIBILE invito alla lettura per le prossime settimane.

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