TERRORISMO, QUINDI E’ QUESTIONE DI PROZAC PER CONTROLLARE L’ANSIA? SI CONTINUA A NEGARE L’EVIDENZA…- Giuditta’s files, la newsletter di Daniele Capezzone – numero 76, 1 agosto 2016

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SCENARI – TERRORISMO, QUINDI E’ QUESTIONE DI PROZAC PER CONTROLLARE L’ANSIA? LA DENIAL-STRATEGY, QUESTA COSTANTE NEGAZIONE DELL’EVIDENZA, NON AIUTERA’ IL NOSTRO OCCIDENTE.

Ho rispetto per le autorità religiose, civili e istituzionali che, in questi giorni, hanno preso la parola per esprimere le loro considerazioni dopo l’escalation terroristica islamista delle ultime settimane, culminata nello sgozzamento di un sacerdote sull’altare di una chiesa davanti ai suoi fedeli nel corso di una messa.

Ma il rispetto impone sincerità. E dunque, senza ipocrisia, dico che questa “denial strategy”, questa strategia di negazione dell’evidenza, questo sforzo di non vedere/attenuare/smussare/addolcire una realtà terribile non ci aiuterà ad affontarla, e rischia di lasciarci ancora più deboli, più disarmati, più impreparati.

Non basterà una sparuta rappresentanza di cittadini musulmani (l’1/2% del totale) occasionalmente in visita nelle chiese, in un’atmosfera di palpabile imbarazzo: servirebbe piuttosto capire cosa venga detto ogni giorno (in arabo) non solo nelle moschee ma anche negli altri luoghi di culto o di incontro irregolari e non censiti presenti nelle nostre città. Né servirà a qualcosa (mi spiace per papa Bergoglio) puntare su un terzomondismo pauperista per cui “il primo terrorista è chi mette al centro il dio denaro” (ieri il Pontefice ha testualmente detto questo…).

Ma purtroppo la macchina della “distrazione di massa” procede da giorni. C’è chi ha cercato di “medicalizzare” la questione, raccontandoci che – da Nizza a Monaco – sia stato un problema di psicopatici, di pazzi, di personalità instabili. C’è chi ha parlato di una nostra “ansia”, come se il tema fosse distribuire Prozac alle popolazioni del nostro Occidente. E c’è chi ha definito “assurdo” l’eccidio di Rouen. Ma purtroppo, in quell’orrenda esecuzione, non c’è nulla di assurdo: è – semmai – un atroce ma coerentissimo passo ulteriore nella strategia di Isis e del network islamista fondamentalista: colpire al cuore le convinzioni religiose e spirituali di centinaia di milioni di donne e uomini occidentali.

Inutile girarci intorno. L’interpretazione violenta purtroppo prevalsa nella religione e nella cultura islamica ha alcuni punti fermi: il rifiuto di qualsiasi altra legge rispetto alla sharia e alla sua lettura più dogmatica e fondamentalista; la negazione di qualunque separazione tra stato e religione; il no alla distinzione tra peccato e reato; la negazione dei diritti delle donne; la negazione del diritto stesso all’esistenza delle persone omosessuali; la considerazione alla stregua di una pratica perversa e decadente – dunque da punire – dello stile di vita occidentale.

Rispetto a tutto questo, l’obiettivo massimo degli islamisti, quello di lungo periodo, è l’affermazione di un califfato. Nel breve e medio periodo, non essendo possibile sottomettere militarmente l’intero Occidente, vengono perseguite due strade: il terrorismo per seminare il panico nel modo più efferato e vile, e la destabilizzazione attraverso l’immigrazione di massa.

Occorre guardare le cose in faccia, e chiamarle con il loro nome. Continuare invece a negare l’evidenza e affidarsi alla rassicurante pratica degli slogan politicamente corretti (“la religione non c’entra”, “i musulmani moderati prenderanno/hanno preso le distanze”, eccetera) non serve a molto, purtroppo.

Winston Churchill, quando il nazismo trionfava in Europa, quando per l’Inghilterra la sconfitta sembrava probabile, e quando a Londra ovunque (nella politica, nella grande stampa) pareva affermarsi la tentazione di appeasement con i nazisti, disse quello che disse, e fece quello che fece. Non chiese perizie psichiatriche per Hitler. Non invocò la distribuzione di ansiolitici per i cittadini inglesi…

 

GRAFFI

Giuditta è una gattina buonissima, ma ogni tanto graffia. Nel tempo libero, essendo una micia British, è disponibile a dare ripetizioni di inglese al Primo Ministro italiano e ai suoi amici (etruschi e non).

La frase di oggi è: “to see to” (oppure: to “see about”)

Gli inglesi usano, come phrasal verb, il verbo vedere (accompagnato dalla preposizione to oppure about) per dire che si “provvede a”, che ci si “occupa di”. Esempio: Renzi himself is going to see to the propaganda for next autumn’s referendum…

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