RENZI DALLA ROTTAMAZIONE ALLA BALNEAZIONE – Giuditta’s files, la newsletter di Daniele Capezzone – numero 61, 11 luglio 2016

SCENARI – RENZI DALLA ROTTAMAZIONE ALLA BALNEAZIONE. ORMAI CAPO DI UN GOVERNO BALNEARE, LO MOLLANO CORRIERE E CDB, RESTANO IN TRINCEA IL FOGLIO (MA NON FERRARA) E (ALCUNE) GIRLS…

SPACCHETTARE I REFERENDUM? OBIETTIVO IN TEORIA NOBILE (INFORMARE I CITTADINI), MA LA COSTITUZIONE E’ UNA, NON E’ UNA PATENTE A PUNTI…NEL PALAZZO, INVECE, QUALCUNO PENSA ALLO SPACCHETTAMENTO SOLO COME ESCAMOTAGE PER ALLUNGARE LA VITA A RENZI.

LO SPIEGA BENE (GIURIDICAMENTE E NON SOLO) IL PROFESSOR CELOTTO, CHE ILLUSTRA GLI SCENARI SU HUFFINGTON POST.

I GRANDI ERRORI DEI COMITATI DEL Sì (E PURE DI TANTI DEL NO), CHE SEMPLICEMENTE NON HANNO LETTO LA “RIFORMA”, E PARLANO DI COSE CHE NON ESISTONO…

E’ ormai evidente l’andamento della parabola renziana: dalla rottamazione alla balneazione, nel senso del Governo balneare. La magia è finita, tra i cittadini prevale un mix di fastidio e noia, e lo stesso establishment che ce lo ha presentato per mesi come un fenomeno ora lo scarica brutalmente: ha cominciato il Corriere, ha proseguito Carlo De Benedetti. Ormai (ultimi giapponesi renziani) restano il Foglio (ma non Giuliano Ferrara, che ha già espresso pubblicamente i suoi dubbi) e le girls di supporto (o alcune di esse), inevitabili in ogni compagine politico-parlamentare degli ultimi vent’anni.

A questo punto, come per qualunque Governo balneare degno di questo nome, la priorità diventa la dilazione, il rinvio, la “lunga attesa” più che la “larga intesa”. E si arriva al referendum.

Da mesi, per via giuridica (il professor Ainis, il professor Lanchester, altri costituzionalisti), per via politica (esponenti radicali) e per via parlamentare (i deputati che hanno promosso una raccolta di firme in tal senso), c’è chi propone (va detto: con intenzioni teoricamente nobili e positive) l’idea di “spacchettare” il referendum costituzionale in più quesiti tematici. L’obiettivo, in teoria, è desiderabile: consentire ai cittadini di focalizzare la propria attenzione sul merito dei cambiamenti intervenuti.

Personalmente, dissento. Sia giuridicamente sia politicamente, la Costituzione è una, non è una specie di patente a punti, o di puzzle, o di patchwork. E il voto dei cittadini – a me pare – dovrebbe dire un sì unitario o un no unitario ai cambiamenti intervenuti.

Com’è noto, io sono per il no. Un no diversissimo da quello “zagrebelskiano” o dei feticisti dell’intangibilità della Carta del –’46-’48. Al contrario, con Raffaele Fitto e i miei colleghi Conservatori e Riformisti, abbiamo proposto in sede parlamentare (in tutti e quattro passaggi tra Camera e Senato) cambiamenti per un vero, epocale passaggio alla Terza Repubblica: presidenzialismo, abolizione secca del Senato, tetto fiscale e tetto di spesa in Costituzione.

Renzi ha detto no, no, no. E ha imposto un sistema pasticciato, con sette (avete capito bene: sette!!!!) diversi procedimenti legislativi, con un caos accresciuto tra Regioni e Stato (con – c’è da scommettere – valanghe di contenzioso, che bloccheranno decine di materie nei prossimi anni), e con un sistema che produrrà farraginosità e blocco, anziché lo snellimento promesso.

Da questo punto di vista (ci sarà tempo per parlarne) commettono un clamoroso errore coloro che parlano del sì come di uno strumento di innovazione. Forse lo dicono perché fa comodo alla loro “narrazione” raccontare che c’è un’opportunità di cambiamento, ma temo non abbiano letto il testo della “riforma” e ciò che produrrà. Purtroppo è così, lo dico con amarezza. Lo dico in termini ancora più chiari: con la “riforma” renziana, il titolare della “minoranza” politica nel partito di maggioranza (con ad esempio: 40 deputati, 30 senatori, e un paio di presidenti di Regione) può paralizzare (ripeto e scandisco in sillabe: pa-ra-liz-za-re) il Paese e mettere permanentemente sotto ricatto la sua stessa maggioranza. Trasformando la sua pattuglia in una minoranza di blocco capace di tenere in scacco una maggioranza scelta dagli elettori.

La “riforma” renziana è un caso classico di eterogenesi dei fini: promette di fluidificare, e invece ingorga. Ma non ditelo al Foglio o alle cheerleaders entusiaste dei comitati del sì…Purtroppo la politica italiana è fatta così: si procede per “sensazioni” e “narrazioni”, dimenticando la realtà.

Per converso, va detto che gran parte dei comitati del no commettono il medesimo errore, a parti invertite: accusano la “riforma” di fare troppo, quando invece fa poco e male. Solo in pochi (ad esempio, noi Conservatori e Riformisti) in Parlamento abbiamo indicato un obiettivo ambizioso: e cioè cambiare di più, verso una vera Terza Repubblica.

Ma torniamo allo spacchettamento. Al di là delle nobili e serie intenzioni di chi lo propone in buona fede, c’è invece (con minore buona fede) chi si prepara a cavalcarlo solo come escamotage per allungare i tempi.

Lo spiega in modo chiarissimo il costituzionalista Alfonso Celotto sull’Huffington Post. Il professor Celotto è contrario allo spacchettamento, ma, oltre a esprimere le sue perplessità, ragiona sulle possibili conseguenze sul calendario referendario.

Se si raccogliessero in Parlamento (entro il 15 luglio) le firme per lo spacchettamento, la relativa richiesta verrebbe sottoposta all’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione. La Cassazione avrebbe due scelte: dire subito sì, oppure dire no. I renziani più callidi e astuti fanno il tifo per il no, che consentirebbe ai promotori del referendum di ricorrere (contro la decisione della Cassazione) dinanzi alla Corte Costituzionale, la qualche avrebbe a quel punto bisogno di alcuni mesi di tempo per decidere sulla spacchettabilità o meno del quesito. Morale? Un clamoroso slittamento di calendario da ottobre-novembre fino a febbraio-marzo. Uno spacchettamento ti allunga la vita…

  

LETTURE

Il professor Alfonso Celotto spiega non solo le perplessità giuridiche sulla spacchettabilità, ma anche le possibili conseguenze sul calendario referendario

http://www.huffingtonpost.it/alfonso-celotto/referendum-spacchettabile_b_10904692.html?utm_hp_ref=italy

 

 

GRAFFI

Giuditta è una gattina buonissima, ma ogni tanto graffia. Nel tempo libero, essendo una micia British, è disponibile a dare ripetizioni di inglese al Primo Ministro italiano e ai suoi amici (etruschi e non).

La frase di oggi è: “pay the piper and call the tune”.

Per dire che chi paga un’impresa e ne sostiene le spese, naturalmente ha anche il diritto di prendere le relative decisioni (insomma: che chi paga comanda), gli inglesi usano un’espressione divertente: chi paga il suonatore decide (“chiama”) la melodia. Esempio: Many have raised questions about Renzi’s funders: those who pay the piper call the tune…

 

***

 

E’ possibile seguirmi su Facebook cliccando “mi  piace” su  www.facebook.com/Capezzone

 

Chi non desideri più ricevere questa newsletter può inviare una mail a  d.capezzone@gmail.com

 

 

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...