Giuditta’s files, la newsletter di Daniele Capezzone – numero 44, 16 giugno 2016

il

SCENARI – BREXIT A UN PASSO? CHI SI STUPISCE NON CAPISCE NE’ IL NOSTRO TEMPO NE’ IL DISPREZZO DEI CITTADINI EUROPEI VERSO L’UE

COMUNQUE FINISCA IL VOTO DEL 23, DAL 24 INIZIARE BATTAGLIA ANCHE IN ITALIA SU TRE PUNTI CHIAVE. E PREPARARE SUBITO UN CHIARO “NO, NO, NO”. E UN SI’…

 

Perfino in Italia, dunque, i giornaloni mainstream e i commentatori/commendatori hanno improvvisamente scoperto quello che, da qui, nel mio piccolissimo, vado ripetendo da qualche mese.

Il risultato del referendum inglese del prossimo 23 giugno è assolutamente aperto. Non credevo ai sondaggi di dieci giorni fa, quelli che attribuivano un vantaggio incolmabile al Remain; così come non credo a quelli che, nelle ultime 72 ore, attribuiscono un altrettanto incolmabile vantaggio al Leave. La mia valutazione è che sarà davvero una corsa neck and neck, fino alla fine.

E quand’anche dovesse farcela la linea della permanenza, c’è da aspettarsi ripercussioni pesanti nel campo conservatore, vista la quantità di elettori-dirigenti-parlamentari che hanno preferito la campagna di Johnson a quella di Cameron.

Ma ciò che stupisce – in queste ore – è appunto lo stupore, in giro per l’Europa, di chi sembra accorgersi solo ora di ciò che accade.

Costoro – gli “stupiti” – non hanno capito due cose. La prima: che viviamo in un mondo in subbuglio, in cui l’incertezza domina, in cui l’ignoto prevale sul noto, peraltro nel contesto di una stagnazione economica che (con pochi Paesi in controtendenza) impaurisce e scoraggia il ceto medio. Tutte condizioni che – naturaliter – mettono nel mirino lo status quo, il potere costituito, l’establishment. Dunque, ogni volta che si offre agli elettori la possibilità di punire chi è al potere, i cittadini tendono a farlo invariabilmente. Le eccezioni sono – appunto – eccezioni.

La seconda: che il disprezzo dei cittadini europei verso l’Ue, verso questa Ue, galoppa. Da giovane, anch’io ho sperato nel sogno di Rossi e Spinelli; anch’io ho ripetuto lo slogan degli “Stati Uniti d’Europa”, oggi purtroppo pressoché privo di senso. Ma – appunto – a partire da un libretto del 2004, che titolai non a caso “Euroghost”, cominciai a porre domande di fondo sulla “a-democraticità” di una Unione concepita per bypassare sistematicamente la volontà popolare, per vivere fuori e per così dire “al riparo” da ogni “interferenza popolare”, da ogni “accountability”, da ogni possibilità di decisione e controllo da parte dei contribuenti. Il tutto per tenere in vita un welfare costoso e al collasso, per ostacolare ogni competizione fiscale, e sognando invece una pericolosa “armonizzazione”, cioè una gabbia di omogeneità e di conformità a base di tasse alte e spesa, che si pretende di imporre a tutti, dalla Finlandia al Portogallo.

Purtroppo, per venire all’oggi, molti governi europei non hanno compreso che occorreva aiutare Cameron nei lunghi mesi della rinegoziazione, affinché potesse ottenere (non solo per sé, ma per tutti) una reale messa in discussione dei Trattati. Come Conservatori e Riformisti presentammo una mozione per impegnare in tale senso il Governo Renzi, che disse sì, ma ovviamente fece il contrario, accodandosi all’asse franco-tedesco e alle sue concessioni minime alle richieste inglesi. E invece la via era quella: aiutare un profondo cambiamento delle regole europee, non solo per il Regno Unito ma per tutti, contro il doppio rischio dello status quo da una parte, e del salto nel buio dall’altro.

Ma questo è il passato. Ora, come ho scritto molte volte – e questa sarà, mi auguro, una campagna politica dei Conservatori e Riformisti – qualunque sia l’esito del referendum inglese, occorre preoccuparsi del giorno dopo, del 24 giugno.

Sia in caso di permanenza sia in caso di uscita del Regno Unito, la gang franco-tedesca, con i suoi più o meno consapevoli e più o meno nobili ripetitori italiani (da Napolitano a Scalfari, fino al povero Renzi), ha già deciso la canzone per l’estate da suonare in tutti i juke-box: “serve più Europa, serve più armonizzazione, serve un Ministro delle Finanze unico dell’Ue”.

Occorre dire no, no, no.

No a qualunque ulteriore cessione di sovranità, meno che mai a favore di un corpo che vive senza e fuori regole democratiche e possibilità di controllo da parte dei taxpayers.

No al Ministro delle Finanze unico: per l’Italia, in particolare, sarebbe la “gabbia finale”.

No a qualunque progetto di ulteriore “armonizzazione” fiscale. Serve invece una virtuosa competizione tra sistemi fiscali, che premi i sistemi a tasse basse rispetto a quelli a tasse alte.

E soprattutto serve (nel maggior numero possibile di Paesi: mi scuso se lo ripeto per la terza volta in un mese, ma è un’autentica ossessione che deve divenire campagna politica) un “sovereignty bill”, una norma democratica, che attribuisca ai Parlamenti nazionali un potere di “cartellino rosso”, un potere di “opt-out”, rispetto a ciò che viene da Bruxelles. Come regola generale, resti pure una prevalenza di massima della normativa europea: ma a meno che non sia rovesciata o corretta o respinta dai Parlamenti nazionali. Si tratta solo di replicare ciò che la Germania fa già, attraverso la sua Corte Costituzionale, e che a me parrebbe più opportuno affidare alle assemblee legislative: chi, dalla Magna Charta in poi, crede nella costituzionalizzazione del potere e nei limiti da imporre al sovrano, non può continuare ad accettare che una burocrazia non eletta da nessuno possa avere un potere assoluto e senza controlli.

Salvo poi stupirsi se gli elettori (a Londra o altrove) hanno qualcosa da ridire.

 

LETTURE

 Ieri ho reso nota questa lettera al Governatore di Bankitalia sul caso banca Etruria https://goo.gl/XjlzcT

Sui giornali di stamattina, solo Francesco Storace, con coraggio, rilancia qualche interrogativo http://goo.gl/GHRvj5

Altrove, gran silenzio…: al massimo, una breve, come ieri qualche lancio di agenzia. Non disturbare il manovratore, non parlare al conducente, eccetera.

Ma in assenza di risposte, la domanda sarà reiterata…

 

Uri Friedman su The Atlantic chiede: la Clinton attacca Trump in politica estera e dice che lui ha torto. Ma dovrebbe anche spiegarci se e come mai lei abbia ragione…

http://goo.gl/jsV0l6

 

 

GRAFFI

Giuditta è una gattina buonissima, ma ogni tanto graffia. Nel tempo libero, essendo una micia British, è disponibile a dare ripetizioni di inglese al Primo Ministro italiano e ai suoi amici (etruschi e non).

La frase di oggi è: “to take the bull by the horns”

In questo caso, c’è totale coincidenza tra italiano e inglese. Prendere il toro per le corna si traduce con…prendere il torno per le corna. Esempio: After next Sunday’s second round ballot in Rome, Mr Renzi will have to admit his party’s defeat and take the bull by the horns…

***

Domani recensione di un importante e recente libro non italiano. Lasciamo un po’ di suspense su titolo e autore…

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