Giuditta’s files, la newsletter di Daniele Capezzone – numero 27, 24 maggio 2016

il

SCENARI – CASO COSENTINO. MA E’ NORMALE STARE IN CARCERE DA 1000 GIORNI SENZA UNA CONDANNA? E LE PROVE? PIU’ CHE I CODICI, SERVE RENE’ GIRARD PER CAPIRE: UN “CAPRO ESPIATORIO”, UN “MOSTRO” DA IMMOLARE…ATTENZIONE, PERO’: TUTTO QUESTO NON CI PARLA TANTO DEL CIRCUITO MEDIATICO-GIUDIZIARIO (LO CONOSCIAMO GIA’…), MA SOPRATTUTTO DEI “GARANTISTI”, DELLA VILTA’ E DEL SILENZIO DI CHI DIFENDE I PRINCIPI SOLO A TARGHE ALTERNE

Ciascuno dimentichi valutazioni personali, vicinanze o lontananze politiche, sociali e antropologiche. Tutto importantissimo, per carità, ma non rilevante ai fini di ciò che sto per dire.

C’è un uomo, si chiama Nicola Cosentino, che sta per tagliare il traguardo dei 1000 giorni in carcere, senza aver ricevuto alcuna condanna. Il processo più importante nel quale è coinvolto scaturisce da un’indagine durata oltre 8 anni, mentre il dibattimento – mi pare – va avanti da 5.

Morale? C’è una vasta letteratura (che ovviamente non sottovaluto) sui suoi rapporti, veri o presunti, con il clan dei Casalesi, sul fatto che possano esserci stati sostegni elettorali. Ma le prove? Le prove che quel sostegno sia stato richiesto? Le prove dell’effettiva commissione di reati?

In mancanza di una condanna, e in mancanza di prove (che non mi pare siano state fornite), siamo su un terreno diverso dai codici. Non servono più gli avvocati per capire. Serve il grande René Girard, il filosofo del “capro espiatorio”. Vale per le comunità mitiche, vale per quelle moderne, spiegava: dinanzi a un rischio fatale, i gruppi, per autoproteggersi, tendono a vedere in qualcuno/qualcosa la causa dell’evento negativo, e anche la via per una possibile soluzione, attraverso il sacrificio rituale. Ma occorre che la bestia venga immolata, che il sangue scorra, che la purificazione si compia attraverso una espiazione – insieme – simbolica e brutalmente concreta.

E allora? E allora, venendo a noi, il “caso Cosentino” non ci parla (tanto e solo) del circuito mediatico-giudiziario e di certi metodi: su questo, sappiamo già tutto. Ci parla invece soprattutto dei “garantisti”, o di molti di loro, della viltà e del silenzio di chi difende i principi solo a targhe alterne, o solo se interessati, o solo quel tanto che basta per salvarsi l’anima.

Cosentino ha almeno tre caratteristiche che non piacciono al grosso dei “garantisti” italiani: occuparsene non è chic e non fa curriculum; non essendo più potente, non può far loro del bene; e soprattutto, non essendo più potente, non può far loro del male. E allora resti dov’è.

La mia non è durezza eccessiva, credo, ma uno sguardo realistico. Inutile illudersi. Il centrodestra italiano va totalmente ricostruito: dall’economia alla giustizia, da un respiro liberale da rianimare a un coraggio da ritrovare. Sarà un cammino lungo, difficile, incerto.

 

LETTURE

Michael Ledeen (psic)analizza il fenomeno Trump e le folle che lo applaudono. Il disprezzo per i politici tradizionali prevale su tutto. Le incoerenze di Trump? I suoi sostenitori vogliono lui, non un “programma”

https://goo.gl/CEkWqk

Domani parteciperò al convegno dell’IBL sul “caso olandese: lezioni per l’Italia”

http://www.brunoleoni.it/il-caso-olandese-lezioni-per-l-italia

 

GRAFFI

Giuditta è una gattina buonissima, ma ogni tanto graffia. Nel tempo libero, essendo una micia British, è disponibile a dare ripetizioni di inglese al Primo Ministro italiano e ai suoi amici (etruschi e non).

La frase di oggi è: “take to one’s heels”

Per dire che uno se la dà a gambe, fugge, noi in Italia diciamo che “alza i tacchi”. Gli inglesi, curiosamente, dicono che uno si attacca ai calcagni, si afferra le caviglie. Esempio: When urged to cut spending and sovereign debt, Renzi and Padoan always take to their heels…

***

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