Giudizio CommissioneUe/conti pubblici. Capezzone: Italia si contende maglia nera con Grecia e Finlandia, altro che trionfalismo Renzi. Chiameremo Padoan “l’uomo che sussurra ai decimali”

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Il ceto politico discute della piccola rissa del giorno (Lodi, Livorno, Parma). Ma, con rare eccezioni, quasi nessuno si occupa seriamente della questione centrale: l’Italia non cresce; il livello di tasse-spesa-debito resta inaccettabilmente elevato; il nostro tessuto imprenditoriale soffre, preso in sandwich tra crisi, stretta bancaria e debolezze congenite (scarsa produttività).

Dopodomani, avremo un’altra guerricciola quando la Commissione Europea darà la sua “pagellina” ai conti italiani. La previsione è facile: semaforo verde, ma un richiamo sul deficit e sul debito. Morale: il copione è già scritto. Renzi, per ventiquattr’ore, canterà vittoria per il “via libera” ricevuto da Bruxelles; mentre il grosso dei suoi avversari, tanto per fargli un altro favore, si iscriverà (sempre per ventiquattr’ore) al partito dei vincoli e del rigore. Se non parlassimo di cose serie, ci sarebbe perfino da sorridere di uno spettacolo così modesto e prevedibile.

Quello che resta sullo sfondo è un trittico di notizie, che la propaganda incrociata potrà offuscare, ma – ahimé – non cancellare. La prima notizia è che, per il 2015, in termini di crescita del Pil, solo Finlandia e Grecia hanno avuto una performance peggiore dell’Italia. La seconda è che nel 2016 sarà lo stesso. La terza è che, nel 2017, pure la Finlandia (e la Grecia!) potrebbero scavalcarci, lasciandoci un’umiliante maglia nera.

Renzi e Padoan, finora, nonostante annunci roboanti, hanno commesso gli stessi errori dei Governi del passato, sia di centrosinistra, sia di centrodestra, sia tecnici: illudersi di poter “gestire l’esistente”, di poter amministrare lo status quo, di far passare la nottata in attesa di tempi migliori. Magari, di tanto in tanto, usando qualche annuncio propagandistico come “arma di distrazione di massa”. Ma il gioco non funziona, perché i numeri sono testardi, e gli “zero virgola” si impongono non solo come dati di una statistica, ma come “cifra” di una stagione di governo.

Come Conservatori e Riformisti, per due volte, nella legge di stabilità di 16 mesi fa e in quella di 4 mesi fa, pur da forza di opposizione, abbiamo offerto al Governo, al Parlamento e al Paese, una manovra-choc per un’autentica frustata, per una terapia d’urto a favore dell’economia italiana: un mega taglio di tasse di 48 miliardi (di cui 24 al primo anno) a favore di tutti (imprese, lavoratori, famiglie), finanziato da un corrispondente taglio alla spesa pubblica eccessiva e improduttiva . E infatti gli emendamenti furono dichiarati tecnicamente ammissibili, proprio perché coperti. Ma il Governo disse no.

Insisteremo a proporre una linea forte. Solo così l’Italia potrà avere una crescita allineata a quella delle maggiori economie occidentali. Altrimenti dovremo continuare a chiamare Padoan: “l’uomo che sussurra ai decimali”.

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