Giuditta’s files, la newsletter di Daniele Capezzone – numero 19, 12 maggio 2016

il

SCENARI – GIUSTIZIA, LA NEMESI COLPISCE IL PD, DOPO DUE DECENNI DI GIUSTIZIALISMO. RENZI AVVIATO SULLA STRADA DI BERLUSCONI? QUELL’ERRORE FATALE DEL 2000…

E AI GRILLINI CHE STRILLANO: NON SOLO FARESTE BENE A RICORDARE (O A LEGGERE PER LA PRIMA VOLTA) IL MONITO DI NENNI SUI “PURI”, MA DOVRESTE IMMAGINARE COSA ACCADREBBE SE AI VOSTRI CAPI E CAPETTI FOSSE CONTESTATO UNA…SOSTA VIETATA. CHE FARESTE? GHIGLIOTTINA ANCHE PER LORO NEL CASO?

A caldo, pochi minuti dopo la notizia dell’arresto del sindaco di Lodi, il 3 maggio scorso, mi affrettai a commentare sui social network così: “Non conosco il sindaco Lodi e detesto il Pd, ma sono garantista anche con lui. Sia considerato presunto innocente, e abbia un giusto processo. Chi festeggia un arresto mi fa paura. A mio parere, occorre essere garantisti sia con gli amici che con gli avversari, sempre. Non come fa la sinistra, forcaiola o garantista a giorni (e convenienze) alterne”.

Nei giorni successivi, abbiamo assistito ad un doppio brutto spettacolo: da una parte, quello dei soliti cantori manettari dell’uso della carcerazione preventiva per estorcere confessioni; dall’altra, uguale e contrario, l’improvviso show garantista del Pd e di Repubblica. Filippo Facci, da sempre garantista coerente, oltre che giornalista coraggioso e scrittore dotatissimo, si è divertito da par suo a trovare analogie tra la prosa degli editorialisti di sinistra neoconvertiti al garantismo e i comunicati di Ugo Intini nei giorni più bui di Tangentopoli.

La nemesi oggi colpisce il Pd, ed è inesorabile. Per due decenni, ha usato il giustizialismo per eliminare con ogni mezzo un avversario politico che non riusciva a battere nelle urne, e ora questo metodo rischia di essere usato contro Renzi. Lo stesso Renzi, non dimentichiamolo, che si affrettava a chiedere di cacciare la Cancellieri (non indagata) ai tempi del Governo Monti. E lo stesso Renzi che, nel suo stesso Governo, ha applicato un curioso doppio standard: fuori subito Lupi e Guidi, ancora e sempre in sella Boschi ed altri.

La sensazione è che Renzi si sia avviato sulla stessa strada di Berlusconi, nel rapporto tra politica e giustizia. Da un lato, rischia di cedere sui nodi veri, e sempre a danno dei cittadini (ad esempio, sulla prescrizione: accettando l’idea incivile di processi eterni), nella convinzione/illusione che questi cedimenti possano giovargli tatticamente; dall’altro, alza i toni, cerca lo scontro; dall’altro ancora, rinuncia alle vere riforme liberali. Esattamente ciò che accadde a suo tempo al centrodestra.

Certo, per Berlusconi, e qui il mio antico cuore radicale ancora sanguina, le responsabilità storiche sono ancora maggiori. Non solo quelle riforme non le fece né dal Governo né in Parlamento, ma addirittura le precluse – politicamente – quando era possibile ottenerle per via referendaria.

Nel 1999, i radicali, anche con un sostegno popolare forte del centrodestra, raccolsero firme per un pacchetto di referendum che includevano non solo la riforma elettorale, l’abolizione dell’articolo 18 e la fine delle trattenute automatiche sindacali, ma soprattutto tre-quattro autentiche bombe garantiste in materia di giustizia: un nuovo referendum sulla responsabilità civile dei magistrati (dopo il referendum Tortora già vinto nel 1987, ma subito tradito e svuotato dalla Legge Vassalli: anche allora, dopo quel referendum, i vecchi partiti si erano illusi di “tener buono” il partito delle procure annacquando l’esito referendario e negando la responsabilità civile diretta chiesta dai cittadini); un referendum per la separazione delle carriere; un referendum per la riforma del sistema elettorale del Csm, contro le correnti; un referendum per abolire gli incarichi extragiudiziari dei magistrati. All’inizio del 2000, i quesiti passarono il vaglio della Corte Costituzionale. In primavera, li si poteva votare. Sondaggi favorevoli, appelli di personalità, mobilitazione coraggiosa dell’Unione delle Camere Penali…E invece cosa fece Berlusconi, quando la vittoria era a portata di mano? Disse ai cittadini di non andare a votare. Prima spiegazione: li chiamò “referendum comunisti” (sic). Seconda spiegazione: disse che quelle riforme non andavano fatte con l'”accetta” referendaria, ma che ci avrebbe pensato lui pochi mesi dopo con il “bisturi” legislativo in Parlamento. Sappiamo come sia finita la storia…

Tornando all’oggi, c’è un altro attore politico sulla scena, il Movimento 5 Stelle. Con imperizia pari alla mala sorte, il candidato-premier Di Maio si era recato sabato scorso in visita sciacallesca a Lodi, pensando di lucrare sulle sventure del sindaco del Pd. Esattamente mentre saliva sul palchetto inneggiando alla ghigliottina, con somma sfiga (come si direbbe ad Oxford) gli giungeva da Livorno la notizia dell’inchiesta contro il suo sodale sindaco Nogarin. Tra i Cinquestelle, 36 ore di imbarazzo (utili a Repubblica per chiudere rapidissimamente la parentesi garantista e tornare giustizialista…), ma subito dopo è ripreso il consueto trend manettaro. Quale l’assunto di fondo? Il Pd è più inguaiato, ergo tanto vale infierire. E se poi le cose si mettono male per uno di noi – sembrano pensare i pentastelluti – lo facciamo dimettere al volo, per meglio rimarcare la differenza con quegli altri. Mia valutazione? Lascio da parte il terreno delle idee e dei princìpi, temo non congeniale a questi signori. Restano due suggerimenti non richiesti. Primo: ricordare (o forse leggere per la prima volta) il Nenni del “c’è sempre un puro più puro che ti epura”. Secondo: immaginare cosa accadrebbe se (magari del tutto ingiustamente, anzi, magari per una precisa volontà di attacco di qualcuno contro il crescente M5s) fosse contestato qualcosa (voglio essere gentile: una…sosta vietata, un parcheggio in doppia fila, nulla di più) a uno dei vostri capi e capetti. Che fareste, nel caso? Ghigliottina anche per loro? Meditare…

 

LETTURE 

Jonathan Tobin su Commentary spiega il dilemma dell’ottimo Paul Ryan alla vigilia dell’incontro di oggi con Trump: contrastare la Clinton, ma non cedere al trumpismo e a posizioni inaccettabili. Speriamo bene…

https://goo.gl/tDfLFQ

 

 

GRAFFI

 Giuditta è una gattina buonissima, ma ogni tanto graffia. Nel tempo libero, essendo una micia British, è disponibile a dare ripetizioni di inglese al Primo Ministro italiano e ai suoi amici (etruschi e non).

La frase di oggi è:  “cut no ice with…”

Per dire che qualcuno non fa presa su qualcun altro, che lo lascia indifferente, gli inglesi dicono che non spezza il ghiaccio. L’immagine è effettivamente suggestiva: un lastrone di ghiaccio che divide due persone, e che uno dei due non riesce a infrangere. Esempio: Renzi’s slides cut no ice with us…

***

Domani recensione di un importante e recente libro non italiano. Lasciamo un po’ di suspense su titolo e autore…

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