Giuditta’s files, la newsletter di Daniele Capezzone – numero 18 – 11 maggio 2016

il

SCENARI – IL “PROGRAMMA” ANNUNCIATO IERI DAL CAV VERSO I 120 MILIARDI DI BUCO… CHI PAGA? SCONFORTO LIBERALE PER LA (NON MOLTO GLORIOSA) FINE DI UNA STORIA.

DA MARTINO-PERA-COLLETTI A CETTO LA QUALUNQUE?

 

Per elementari ragioni di stile personale, da quando si è consumata (causa Nazareno: quello visibile e quello meno visibile) la mia rottura politica con Silvio Berlusconi, mi sono sistematicamente astenuto da considerazioni men che civili e rispettose. E non intendo per nessuna ragione derogare a questo principio.

Berlusconi ha avuto il merito di rendere possibile un centrodestra in Italia, e – ancora di più – di pronunciare a più riprese parole d’ordine liberali. Peccato che, nelle sue esperienze di governo (per varie ragioni: soggettive e oggettive) quelle parole non si siano tramutate in fatti. E soprattutto peccato che, in questa fase conclusiva, gli scossoni legati all’inevitabile fine di un ciclo politico stiano portando il Cav, anziché essere (come Raffaele Fitto e tanti di noi gli suggerivamo) “padre” e “facilitatore” di una nuova stagione di centrodestra, ad autoassegnarsi la funzione di liquidatore di una storia politica.

Ed è – lo ripeto ancora – due volte un peccato. Primo: perché un consistente apparato mediatico, di relazioni, di persone e strutture, sembra oggi esclusivamente dedicato non a promuovere pensiero liberale e a costruire il futuro, ma solo a blandire il Governo (basta dare uno sguardo ai tg Mediaset), e a garantire e tenere ferma per il Cav una quota minima di consenso residuale. Secondo: perché Berlusconi personalmente, comunque lo si giudichi, è individuo stra-ordinario, fuori dall’ordinario, e meriterebbe/avrebbe meritato (in primo luogo da parte di se stesso!) altra cura, altra attenzione, nel disegnare questa fase della sua parabola politica e umana.

Ma veniamo all’oggi. In queste ore, Berlusconi ha evocato il “nuovo” programma che – ci dice – ha elaborato. Per la verità (ahilui) le stesse cose le disse qualche mese fa intervenendo ad Atreju, alla festa di Fdi, inducendo perfino un moderatore tutt’altro che ostile a chiedergli conto di coperture e fattibilità delle sue proposte. Non pervenne risposta.

E sta qui il punto. Nel 1994, nel 2001, nel 2006, pur scrivendo nei programmi cose assai audaci, ad esempio in materia fiscale, c’era chi si premurava di renderle almeno teoricamente praticabili, sostenibili, solide, serie. Un nome per tutti: il grande e mai abbastanza compreso Antonio Martino. E infatti nessuno poté osare mettere in burla i programmi e le tesi elettorali del centrodestra. Semmai, ci si poté dolere, a posteriori, della mancata attuazione di quei programmi dopo le vittorie elettorali.

Si parva licet, nella campagna elettorale del 2013, come forse si sa, ebbi un qualche ruolo io stesso: ne vennero fuori proposte assai coraggiose sulle tasse, ma accompagnate da una credibile strategia di attacco alla spesa e al debito pubblico.

Non so chi sia ora incaricato di elaborare, temo un allievo (o un’allieva, who knows…) di Cetto La Qualunque. Cito dunque alcune delle voci evocate ieri dal Cav, scusandomi per eventuali imprecisioni, visto che non dispongo di testi scritti ma solo di quanto è stato annunciato a voce e riferito dai media.

Dunque:

  1. Pensioni per tutti a 1000 euro. Deduco quindi che tutti coloro che in questo momento percepiscono meno di quella somma dovrebbero essere portati a quota mille. Impossibile fare un conto al dettaglio senza essere…l’Inps, ma una stima credibile dice (per portare a 1000 tutti i pensionati che stanno sotto i 1000) che servirebbero 35 miliardi.
  2. Pensione per tutte le mamme. Mi arrendo. Non so che voglia dire. Lascio al cerchio magico, dove sicuramente abbondano esperti anche in materia previdenziale, il compito di una stima.
  3. Abolizione Irap. Ottimo. Servono 19 miliardi
  4. Flat tax al 20% con deduzione di 13 mila euro per tutti i contribuenti Irpef. Il costo di una deduzione di 13 mila euro per tutti i contribuenti Irpef sarebbe pari a circa 416 miliardi. La base imponibile netta sarebbe di 394 miliardi (810 meno 416). Applicando l’aliquota del 20%, l’imposta netta Irpef sarebbe di 78,8 miliardi, meno 73,4 miliardi rispetto all’imposta netta attuale (anno 2013) di 152,2. Sommando una perdita di gettito Ires di circa 10,5 miliardi (aliquota dal 27,5% al 20%), la perdita di gettito totale salirebbe a 84 miliardi. Anche stimando, tra gli effetti positivi della flat tax (della quale, come si sa, sono un ammiratore e un sostenitore!!!!), un recupero di evasione di circa un terzo (80 miliardi di imponibile, 16 di gettito con aliquota al 20%), per autofinanziarsi la riforma avrebbe bisogno di una crescita economica capace di generare tra imposte dirette e indirette nuovo gettito pari a circa 68 miliardi.
  5. Lascio da parte il resto delle cose promesse ieri dal Cav: abolizione Imu agricola, abolizione tassa di successione, eccetera: Giuditta’s files pratica uno sconto.
  6. E lascio da parte il fatto che ad Atreju (non so se la cosa si sia ripetuta ieri) il Cav aprì anche a una sorta di reddito di cittadinanza alla grillina…
  7. Resterebbe però almeno il dovere politico (stima per stima) di fare un’addizione, giusto per orientarsi: 35+19+68. Totale: 122 (senza l’abolizione delle altre tasse citate nel punto 5, senza contare la pensione alle mamme e i sussidi grillini, ecc).

Badate bene. Chi scrive qui non è un grigio sostenitore della linea “balance the budget”, ma un piccolo ammiratore di Jack Kemp, della rivoluzione fiscale reaganiana, un liberista convinto (direbbero quelli della sinistra regressista: un liberista selvaggio). Nel mio piccolo, ho scritto e sostenuto proposte (come sanno i lettori di questa newsletter) per un taglio di tasse di 48 miliardi (ma con corrispondenti tagli di spesa!!!!) E infatti le proposte emendative dei Conservatori e Riformisti alle ultime due leggi di stabilità sono sempre state tecnicamente ammissibili, perché coperte…E se non piacciono quelle, abbiamo nel cassetto una proposta di flat tax praticabile, ragionevole, sostenibile.

Con il debito pubblico che l’Italia ha sul groppone, abbiamo certamente il dovere di una svolta fiscale pro-contribuenti (unica condizione per avere una crescita decente), ma abbiamo pure il dovere di non fare i fenomeni, di spiegare sempre il “come”, la praticabilità, la fattibilità di ogni operazione.

Chi può, fermi la macchina delle promesse impazzite. Perché prendere in giro la gente? Ma davvero qualcuno pensa che i delusi e gli astenuti abbiano l’anello al naso?

Servirebbe invece una onesta autocritica sul centrodestra che, quando è stato al governo, non è stato capace di tagliare efficacemente tasse e spesa pubblica…Quando mi capitò di farlo presente, compresi il senso del verso di Mogol-Battisti: “Un sorriso, e ho visto la mia fine sul tuo viso…”

 

LETTURE 

Italia Oggi pubblica (grazie davvero!) una mia recensione del libro “The end of the alchemy” di Mervyn King, ex Governatore della Banca d’Inghilterra. Crisi dell’Ue, crisi delle banche, proposte fortissime (e liberali) per ricreare un circuito di fiducia (due link)

https://goo.gl/WczG9F

https://goo.gl/WDoOgr

 

GRAFFI

Giuditta è una gattina buonissima, ma ogni tanto graffia. Nel tempo libero, essendo una micia British, è disponibile a dare ripetizioni di inglese al Primo Ministro italiano e ai suoi amici (etruschi e non).

Tra l’altro, considerando ciò che ha scritto ieri Dagospia, le lezioni di inglese offerte a Renzi e alla sua cerchia etrusca dalla gattina British Giuditta nella newsletter sarebbero utili…

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/renzi-is-under-the-table-inglese-tallone-achille-cerchio-124425.htm

La frase di oggi è: “the last straw that breaks the camel’s back”

Noi diciamo “la goccia che fa traboccare il vaso”. Per esprimere lo stesso concetto, gli inglesi immaginano un povero cammello già carico di pesi, a cui si aggiunge un’ultima pagliuzza che gli spezza la schiena. Esempio: In the middle of a deep economic stagnation, Renzi fears that criminal investigations against his party might be the last straw that breaks the camel’s back…

***

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