Giuditta’s files – la newsletter di Daniele Capezzone – numero 9 – 28 aprile 2016

il

SCENARI – BREXIT O NO IL 23 GIUGNO, QUALUNQUE SIA L’ESITO DEL REFERENDUM (OTTIME RAGIONI PER ENTRAMBE LE SCELTE), DAL 24 GIUGNO OCCORRE PREPARARE BATTAGLIA CONTRO MINISTRO FINANZE UNICO UE. SAREBBE “GABBIA FINALE”

Se fossi inglese, sarei molto interessato all’esito referendario del 23 giugno. Se fossi – come sono – un amico e ammiratore italiano della Gran Bretagna, sarei anche più interessato a cosa succederà il giorno dopo, cioè il 24 giugno.

Dal mio punto di vista, entrambi i fronti della contesa referendaria inglese stanno esprimendo idee valide, e l’Inghilterra sta mostrando una volta di più come dovrebbe funzionare un Paese democratico. Da un lato, la campagna a favore del Leave dice (e lo fa con ragione) che solo lo choc radicale di una Brexit può aiutare/costringere la stessa Unione Europea a voltare davvero pagina e a prendere in esame un cambiamento vero; dall’altro lato, la campagna a favore del Remain dice (e lo fa anch’essa con ragione) che solo rimanendo ai tavoli delle decisioni europee il Regno Unito potrà mantenere una vera leadership per contribuire al cambiamento dell’Europa, o almeno per evitare danni peggiori.

C’è buon motivo per essere davvero lacerati. E, ad essere onesti, nessuno può fare previsioni credibili su come le burocrazie europee reagiranno, politicamente parlando, dopo l’esito referendario inglese. In ogni caso, gli elettori inglesi sono sufficientemente saggi per decidere per proprio conto, e i consigli/lezioni/conferenze da personalità straniere (da Obama in giù) appaiono semmai inappropriati e gratuiti.

Il mio argomento è: qualunque sia l’esito referendario, è assolutamente essenziale che, il giorno dopo, il 24 di giugno, il Governo inglese continui a guidare, in giro per l’Europa, tutti quelli che sono contro lo “status quo” europeo.

Abbiamo bisogno di un network di Paesi e movimenti politici (il gruppo Ecr al Parlamento europeo dei Conservatori e Riformisti Europei e l’alleanza Aecr dei partiti e movimenti conservatori europei possono guidare questo processo: e di entrambe le organizzazioni il nostro movimento dei Conservatori e Riformisti qui in Italia è membro) uniti su tre punti principali:

  1. spingere per una Ue a più velocità e a diversi cerchi, nella quale i Paesi membri non siano costretti a indossare un’unica camicia di forza, ma possano partecipare ai programmi, ai progetti e alle regole che accettano, e astenersi da quelli che invece non accettano o non vanno bene per loro;
  1. evitare con ogni forza un Ministro delle Finanze Unico europeo con la missione di “armonizzare” le politiche fiscali e di bilancio, cioè di costruire la “gabbia finale”. Al contrario, abbiamo bisogno di competizione fiscale tra Stati e territori, per consentire a chi sceglie una tassazione inferiore di crescere e prosperare, e di fare da modello positivo per gli altri
  1. approvare una norma “pro-sovranità” nel maggior numero possibile di Paesi europei, stabilendo che le regole europee prevalgano come principio generale, a meno che non siano rovesciate dai Parlamenti nazionali (o respinte dalle Corti Costituzionali, come accade in Germania). Ovviamente la cosa migliore sarebbe dare ai Parlamenti nazionali una opzione generale di “opt-out” su ciò che giunge da Bruxelles.

Questo è il motivo per cui, a mio parere, qualunque sia il risultato del referendum del 23 giugno, abbiamo bisogno della forza della leadership inglese, per avere un secondo e più generale processo di rinegoziazione. Non è una questione di “attrezzi istituzionali”, ma di volontà e coraggio politico. L’Unione Europea non può essere un fine in sé: deve essere un mezzo attraverso cui tentare di realizzare gli obiettivi di democrazia, libero mercato, e pieno rispetto dei cittadini-contribuenti.

Se non si fa questo, tutto il campo sarà occupato da due orientamenti entrambi perniciosi: i difensori a corpo morto dello status quo europeo, e quelli che – in modo uguale e contrario – vogliono solo sfasciare la costruzione europea.

 

LETTURE

Mie considerazioni. Confalonieri al Foglio e Nazareno strisciante. Capisco soddisfazione Mediaset, ma occorre che qualcun altro si occupi degli elettori (insoddisfatti) e del futuro del centrodestra…

https://goo.gl/CSgDHA

Jonathan Tobin su Commentary spiega che la scelta di ieri di Ted Cruz di indicare Carly Fiorina come running mate non è (solo?) una mossa disperata, ma il tentativo di fare due cose: catturare il “news cycle” dopo la vittoria di Trump martedì in cinque Stati, e ricordare subliminalmente (a tutti, donne in particolare) la gaffe di Trump, che prese in giro la Fiorina per il suo viso e il suo aspetto fisico. Basterà? Servirà? Temo di no, purtroppo…  https://goo.gl/khA4FU

 

GRAFFI 

Giuditta è una gattina buonissima, ma ogni tanto graffia. Nel tempo libero, essendo una micia British, è disponibile a dare ripetizioni di inglese al Primo Ministro italiano e ai suoi amici (etruschi e non).

La frase di oggi è:  “to be in somebody’s good (or bad) books”

Per dire che qualcuno è nelle grazie di qualcun altro, gli inglesi dicono che sta nei suoi libri, buoni o cattivi: insomma, nel libro nero o nel libro dei buoni, a seconda dei casi. Esempio: most of the Italian journalists always try to be in Renzi’s good books: they don’t want to be in his bad books…

 

***

 

Domani recensione di un importante e recentissimo libro non italiano. Lasciamo un po’ di suspense su titolo e autore…

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