Giuditta’s files – la newsletter di Daniele Capezzone – numero 13 – 4 maggio 2016

il

SCENARI – TRUMP TRIONFA ANCHE IN INDIANA. IL PARTITO DI LINCOLN E REAGAN, DELLA DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA E DEL GETTYSBURG ADDRESS, NELLE MANI DI UN BULLO DA REALITY-TV SHOW. 

NON SOLO RABBIA ANTI-ESTABLISHMENT. C’E’ ANCHE ALTRO. ESEMPIO? ELETTORI MASCHI IN CRISI E IMPAURITI: UNA CHIAVE DI LETTURA PIU’ ANTROPOLOGICA E MENO POLITICA, MA DA NON TRASCURARE…

Anche stanotte in Indiana, Donald Trump ha trionfato. Ted Cruz, sconfitto duramente, ha annunciato ufficialmente di lasciare la corsa, dopo una settimana di mosse disperate come l’incongrua indicazione di una candidata vicepresidente proprio mentre stava perdendo rovinosamente. Così, non ci sarà nemmeno bisogno di attendere la California il 7 giugno. Trump avrà la nomination repubblicana.

Per il nulla che vale l’opinione di un amico e ammiratore italiano degli Stati Uniti e dei Repubblicani, si tratta di un dramma. Per me, l’America e il GOP non sono solo un Paese e un partito, ma un insieme di idee e di valori: la Dichiarazione di Indipendenza, il Preambolo alla Costituzione, il Gettysburg Address… Vedere il partito di Lincoln, di Reagan, di Jack Kemp, nelle mani di Trump è uno choc assoluto.

Credo che abbia due volte ragione il grande Bill Kristol. Una prima volta, quando dice che Trump e Clinton rischiano di essere la peggiore coppia di candidati nella storia repubblicana; una seconda volta, quando incita i migliori repubblicani a una terza candidatura di bandiera, per salvare anima e prospettiva, perché è impensabile compromettersi con la campagna Trump. Un Trump (sia chiaro) che contro Hillary, a dispetto dei pronostici, non parte necessariamente battuto: potrebbe attaccarla con una violenza e una volgarità senza precedenti, creando un’atmosfera a metà tra un rodeo e uno show televisivo, portando al voto milioni di astenuti (è già accaduto nelle primarie), uscendo del tutto dai binari di una normale contesa politica.

Il punto è che, finora, Trump non ha solo vinto: ha soprattutto definito questa campagna elettorale americana, imponendo temi, codici, linguaggio, atmosfere. E occorre capire, più che fare demonologia.

Due fattori sono ormai chiarissimi. Il primo è la rabbia verso l’establishment, qualunque establishment, che porta le classi medie (è stato scritto magistralmente: “the rise of the unprotected”) a una reazione furente contro la politica tradizionale, e a considerare Trump lo strumento della loro vendetta. Prepariamoci, perché tutto ciò non potrà che crescere e moltiplicarsi anche in Europa, com’è già fin troppo chiaro. Il secondo è il fatto che Trump è il primo candidato venuto dritto dritto da un reality-tv show: tutti sanno che per anni è stato protagonista (e interprete di se stesso) in The Apprentice, con indici di ascolto pazzeschi, eccitando e insieme rispecchiando la voglia popolare di decisionismo (“you’re fired!”), di intrattenimento misto a bullismo, di prepotenza divertente, di arroganza e volgarità esibite come stile di vita, eccetera.

Ma c’è un terzo fattore, meno politico e più antropologico, che non va trascurato. Vi si è dedicato un ricercatore del New Jersey, Dan Cassino, ripreso domenica scorsa dal Washington Post: e la sua analisi parte – al contrario – da una debolezza di Trump, e cioè la sua misoginia, le sue battute devastanti contro le donne (la gaffe sulle mestruazioni di una giornalista sgradita, le offese sull’aspetto fisico della candidata Carly Fiorina, eccetera). E’ chiaro che tutto ciò gli ha alienato una larghissima parte di voto femminile: un autogol pazzesco. Eppure…Eppure, dice Cassino, potrebbe esserci l’altra faccia della medaglia, rappresentata da un appello trumpista nemmeno troppo subliminale ai maschi in crisi e impauriti. Cassino ha provato a capirne di più interpellando un campione di elettori americani maschi, e informandosi ad esempio su chi, in casa loro, tra marito e moglie, riceva lo stipendio più alto. Ne è venuto fuori che i maschi più spaventati dalla crescita sociale, professionale ed economica delle donne, sono più orientati a votare Trump.

Occhio, allora: perfino quella ostentata misoginia trumpista potrebbe essere non una gaffe, ma un freddo calcolo. Perse le donne, almeno – sembra dire e fare Trump – voglio almeno catturare tutti i maschi. I maschi incazzati contro Washington e contro lo status quo, ma anche i maschi impauriti, sotto sotto, dal crescente peso femminile nella società. Meditare…

 

LETTURE 

Domani Convegno contro tutti gli statalismi (confermare la propria presenza scrivendo a d.capezzone@gmail.comhttps://goo.gl/iDprpr

Su Il Nodo di Gordio (complimenti a Daniele Lazzeri!) intervista acuta, inquieta, dolente, preoccupata di Richard Perle sul futuro dell’America, stretta tra i mali Clinton e Trump http://goo.gl/mw6mOt

Peter Wehner su Commentary spiega che Trump vince perché gioca sporco, e questo piace a tantissimi. Ma è esattamente la ragione per cui occorre dire no, e non accettare l’idea che si debba necessariamente giocare sporco e accettare una politica di odio e insulti

https://goo.gl/7YVm2B

 

GRAFFI

Giuditta è una gattina buonissima, ma ogni tanto graffia. Nel tempo libero, essendo una micia British, è disponibile a dare ripetizioni di inglese al Primo Ministro italiano e ai suoi amici (etruschi e non).

La frase di oggi è: “to have one’s heart in one’s boots”

Per dire che uno ha paura, ha fifa, gli inglesi dicono che uno ha il cuore nei suoi stivali. Esempio: every now and then, the Italian Prime Minister has his heart in his boots. Giuditta tiene a precisare: “in his boots, not in Miss Boschi’s”

 

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